sabato 17 maggio 2025

Siamo nati per camminare: quando il Sindaco chiede aiuto ai bambini

Ma quanto sarebbe bella Bologna se tutti i bimbi andassero a scuola in bici? Nasce cosi il progetto “Siamo nati per camminare” promosso dal Comune di Bologna, ideato e coordinato dal Ceas Centro Antartide di Bologna insieme ai Genitori Antismog di Milano, per promuovere la mobilità sostenibile nel tragitto che porta i bimbi alla scuola primaria e i ragazzi alla scuola secondaria di I grado, come modalità di riscoperta della città, di promozione della salute, di attenzione alla sostenibilità.
Nalla nostra città 150 classi e oltre 3400 alunni hanno compilato una cartolina per chiedere al Sindaco Matteo Lepore di rendere la città più sostenibile per una mobilità ecologica: andare a piedi, in bici, in monopattino, in skateboard, in autobus, o ancora meglio il pedibus è possibile se vengono fatti piccoli, ma importanti, cambiamenti. Un pomeriggio mio figlio è tornato da scuola con una cartolina da indirizzare al Sindaco di Bologna, Matteo Lepore, per suggerirgli o chiedergli delle migliorie finalizzate a rendere più facile il suo percorso casa-scuola con mezzi sostenibili. Nulla di più interessante per un bambino che, dal primo giorno di Materna, usa la bicicletta per andarci, prima nel seggiolone su quella di mamma, poi da solo. Senza pensarci tanto mio figlio Lorenzo ha chiesto al Primo cittadino di coprire le buche delle piste ciclabili in modo da potersi portare la cartella da solo, senza paura di perdere l'equilibrio. Peccato che nella classe di suo fratello maggiore, e in nessun'altra della nostra scuola, abbiano scelto di aderire allo stesso progetto. Forse perché il nostro maestro è lui stesso un ciclista, e quindi sensibile all'argomento, forse perché nelle altre classi della scuola elementare Dante Drusiani che frequentano i miei bambini è stato considerato come una "perdita di tempo" invece di vedere la grandissima attualità di questa iniziativa. Dopo aver completato la cartolina con un disegno di lui sulla sua bici, Lorenzo il giorno successivo ha riconsegnato la cartolina a scuola, e come lui hanno fatto i suoi compagni di classe.
Dopo un paio di mesi passando dalla Sala d'Ercole di Palazzo d'Accursio di Bologna ho visto il poster che presentava la mostra delle cartoline più significative del progetto Siamo nati per camminare. Sono entrata, ho cercato il nome del nostro istituto e, sotto, c'erano quattro cartoline selezionate dalla nostra classe. Quella di Teodoro, che chiedeva più ciclabili, quella di Giulio che puntava il dito sulla scarsa illuminazione sulle corsie ciclabili, quello di Cloe che sottolineava come i lavori del tram in via Emilia Ponente non facilitassero il percorso casa - scuola e infine quella del mio piccolo Lollo! Da mamma ciclista mi sono sentita molto orgogliosa e felice che le sue parole, semplici e spontanee, avessero avuto una vetrina tanto preziosa. Dopo aver fatto un video e averlo condiviso con gli altri genitori della classe, ho aspettato con ansia l'uscita di scuola per raccontare a mio figlio di questa sua piccola grande vittoria. Naturalmente Lorenzo ha fatto i salti di gioia, con le sue frasi meravigliose: "Ora il Sindaco mi conosce, sono famoso mamma, è più importante questo di vincere la Strabologna!". Pochi giorni dopo ho portato Lorenzo a toccare con mano il suo orgoglio, visitando la mostra insieme. Bella l'iniziativa, bella la vetrina che è stata scelta per valorizzarla e bello vedere che alcuni insegnanti ancora credono in queste piccole cose che, per i nostri figli, sono grandissime.

lunedì 5 maggio 2025

George Simeon: una mostra senza bambini

Ogni tanto un blog dedicato ad eventi da fare con i bambini deve parlare di quelli da fare da soli. Perché anche mamma e papà ogni tanto meritano di prendersi un pomeriggio e fare qualcosa solo per loro. E se le altre fanno shopping, io vado a vedere la mostra di uno dei miei scrittori preferiti. Ok, forse sono di parte, perché lui era belga ed io vengo dal Belgio. Perché lui da me si studiava a scuola. Perché l'ho sempre potuto leggere in lingua originale, ed è tutta un'altra storia. Ma quando ho visto la prima volta che il Cinema Modernissimo avrebbe ospitato le foto di George Simenon sono rimasta sorpresa ed emozionata.
Pochi giorni prima di andare a visitare la mostra un signore al bar mi ha detto: "non ci portare i bambini. È una mostra buia e soprattutto non te la godresti". Ho seguito il consiglio. Un lunedi pomeriggio prima della fine dell'anno scolastico, quindi, mi sono concessa questa "uscita libera".
Curata da Luca Farinelli e John Simenon, la mostra "George Simenon. Otto viaggi di un romanziere" ti porta in giro alla ricerca delle radici dello scrittore nato a Liegi. Grazie alle fotografie, ma anche alle carte, agli articoli di giornale e alle immagini dei film tratti dalle sue opere si impara a conoscerlo non solo come noto "padre" di Maigret, ma anche come viaggiatore, amante, marito, uomo e padre. E ne viene fuori un uomo complesso: seduttore ma anche insicuro, forse per il rapporto controverso con sua madre "morbosamente emotiva, ma insensibile alle emozioni degli altri" che influenza certamente il suo rapporto col genere femminile.
Il lungo percorso inizia dalla storia di Liegi, luogo di nascita di Simenon, ai primi del '900 e dalle foto di lui da bambino insieme alla sua famiglia, per poi proseguire con la sua avventura da documentarista in giro per il mondo in una barca da pesca con la sua prima moglie, Tiny, una pittrice che lo ritrae in più occasioni e lo affianca in questo lungo viaggio. L'esposizione cambia aspetto con la nascita di Maigret, negli anni 30, che raggiunge oltre 50 paesi, per poi concludersi con il Cinema dove i suoi romanzi diventano dei film. Un unico fil rouge: la sua infinita e instancabile voglia di scrivere, sempre e di tutto, con passione e tecnica. Tra i momenti più "attivi" del tour certamente c'è la sua collezione di pipe, che lui inizia a fumare all'età di 13 anni e non smette più, e la cabina telefonica dove, dall'altro capo della cornetta si può udire la sua voce, che, come in altre occasioni, racconta di sé stesso e delle sue ispirazioni, sempre in un francese pulito e semplice. Esco dalla mostra su Simenon con la voglia di scoprirlo in opere che non ho ancora letto per trovare quelle parti di lui dimenticate nei suoi personaggi.