venerdì 16 ottobre 2026

Da Gaudì a Picasso. L'arte del Novecento negli occhi dei bimbi

 Giocare a chiudere gli occhi e a ritrovarsi nella Barcellona dei primi del Novecento. Tra caffè, vie e passeggiate in riva al mar Mediterraneo.

Deve essere così visitare una mostra di altissimo livello culturale e storico con un bambino: un gioco. Tutto deve essere legato all'immaginazione e al sogno, per trasmettere interesse e passione. 

Così una esposizione dedicata alle opere di grandi Maestri del Novecento,  da Gaudí fino a Dalí, passando per Picasso, Miró, Rusiñol, Mir, Nonell, Togores, Torres-García, Julio González e molti altri artisti, alcuni dei quali mai visti prima in Italia, diventa adatta anche a due bambini di oggi. 

Ospitata a Palazzo Albergati, dal 9 ottobre al 29 marzo 2027 e curata da Jordi Falgàs, la mostra, presentata per la prima volta al mondo e proveniente dalla segretissima Collezione Carmen Thyssen debutta a Bologna con oltre 100 capolavori, prima di approdare nella collezione permanente del futuro Museu Carmen Thyssen Barcelona.



Oltre allo straordinario fascino estetico, queste opere sono un invito alla scoperta: quella di un periodo unico e irripetibile che va dalla fine dell’Ottocento fino agli anni ’30 del Novecento, quando a Barcellona si incrociano le traiettorie di grandi artisti e architetti. Alcuni sono nati nella città stessa, altri sono arrivati dal resto della Spagna, dall’Europa o dal Sud America. Tutti loro hanno mantenuto un intenso dialogo con Parigi e hanno contribuito a gettare le basi della grande rivoluzione artistica che avrebbe dato origine alle avanguardie del XX secolo, dal cubismo al surrealismo.

Agli occhi di un bambino questi dipinti appaiono potenti trasmettendo già fascino e stupore. Anche i più piccoli, infatti, ne percepiscono e capiscono l'innovazione di un linguaggio artistico in evoluzione e la maestria della pennellata. Si gioca sulle preferenze: "a me piace più quello perchè è più colorato", "io preferisco quell'altro per il paesaggio" e anche questi nomi che spesso mettono quasi timore diventano intimi, perchè ci regalano un'emozione.



Molti dei pittori più famosi presenti, come Picasso e Dalì, i bambini magari li hanno già sentiti pronunciare grazie ad una lezione di arte a scuola o a libri che raccontano loro di opere famose. Vedere dal vivo queste pennellate eterne diventa fonte di curiosità ed emozione, soprattutto se il genitore dà il giusto peso all'esperienza. 



Il percorso espositivo permette loro di entrare nel periodo storico anche grazie a sale arredate con vetrate e caratteristiche architettoniche tipiche della Barcellona del Novecento. I bambini vivono la visita come se fosse un film dei quali sono protagonisti. 

Consiglio la visita a famiglie con bambini di ogni età che potranno tenere nei loro ricordi pezzi di storia dell'arte.


sabato 10 ottobre 2026

Tutankhamon arriva a Bologna. Con i tuoi figli nella tomba, tra il tesoro e la maledizione del faraone.

 Immagina di portare tuo figlio dentro una tomba. Ma non una tomba qualsiasi, bensì quella di un faraone, anzi del faraone per eccellenza: Tutankhamon.

Halloween si avvicina ed è giusto restare in tema. Il brivido si unisce alla sorpresa in una visita dal carattere completamente immersivo. 

Arriva a Bologna, dal 3 ottobre, nella centralissima location di Palazzo Belloni, l'esposizione “Tutankhamon: La tomba, il tesoro, la maledizione”.

La mostra presenta le uniche repliche ufficiali, certificate dal Ministero delle Antichità Egiziano, dei reperti più rappresentativi del grande tesoro di Tutankhamon. Un’ampia esposizione fortemente evocativa propone il ricchissimo corredo funerario, le fasi dell’eccezionale scoperta e le numerose storie straordinarie che l’hanno accompagnata.

Oggi gli oltre 5.000 oggetti del tesoro di Tutankhamon sono riuniti, per la prima volta nella storia, nel Grande Museo Egizio del Cairo (GEM), inaugurato nel novembre 2025. Proprio grazie alle repliche che stanno affrontando un tour mondiale, questo inestimabile patrimonio è offerto alla conoscenza del grande pubblico.

Anche se pensata per tutti, questa esposizione è davvero perfetta per i più piccoli. 



Il percorso della mostra, infatti, è arricchito da approfondimenti appositamente dedicati ai bambini, che rendono tutto più chiaro ed interessante, facilitando la comprensione degli oggetti e delle ambientazioni e svelando numerose curiosità sulla vita del faraone bambino e sulla sua affascinante storia.

Ma la parte che coinvolge di più i giovanissimi è la realtà virtuale. L'ingresso in questo mondo visivo, infatti, dà quasi l'impressione di toccare con mano la più grande scoperta archeologica del XX secolo, avvenuta nel 1922 grazie all'archeologo Howard Carter.

L'intera visita, sia reale che virtuale, è guidata da lui infatti, che racconta, coinvolge e svela segreti della scoperta.



Spiando da un foro della parete sigillata della tomba, mentre la luce della candela faceva brillare il tesoro del faraone, infatti, Carter affermò: "Vedo cose meravigliose". Ed è proprio quello che dicono i bambini davanti al brillare di ori e gioielli che appaiono (virtualmente) difronte ai loro occhietti.

I miei figli sono usciti dalla mostra con un bagaglio di conoscenze in più, che si porteranno sui banchi di scuola studiando l'Antico Egitto, ma anche emozionati, divertiti e affascinati da una visita che ha dato loro l'impressione di essere dentro quello che stavano guardando, di non restare spettatori ma diventare veri protagonisti e tornando a casa potranno giocare a scoprire tesori nascosti come dei piccoli archeologi. 





sabato 3 ottobre 2026

Elliott Erwitt, L’arte di osservare...con gli occhi di un bambino

 Cosa c'è di tanto speciale in una fotografia da trasportarti immediatamente nel posto un cui è stata scattata? È questo il gioco che, insieme ai miei due figli, ho deciso di fare oggi visitando l'attesissima mostra dedicata a Elliott Erwitt e ospitata dal 1 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 al Museo Civico Archeologico di Bologna.

L’arte di osservare, questo il titolo scelto per l'esposizione, ci fa viaggiare da Parigi a New York e poi tornare in Italia, a Milano, Roma e Palermo grazie allo sguardo di uno tra i più importantanti fotografi del Novecento.



Curata da Biba Giacchetti, prodotta e organizzata da Civita Mostre e Musei in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, Orion 57 e LGS SportLab, la mostra nasce dal desiderio di andare oltre la dimensione iconica che ha consacrato Erwitt alla fama internazionale per restituire, attraverso le sue fotografie, il ritratto più intimo e personale dell’autore: l’uomo dietro l’obiettivo, il padre, il marito, l’amico, il viaggiatore, l’osservatore instancabile della condizione umana.



Visitando la mostra anche gli occhi dei più piccoli si trovano in improvvisa familiarità con l'artista. Sembra di viaggiare con lui. Probabilmente la forza del linguaggio di Erwitt è nella enorme semplicità delle sue fotografie. Piene di emozioni ma essenziali nel loro contenuto. D'impatto immediato, grazie al loro bianco e nero, ma profondissime per la vivacità dei soggetti. Ironica ma anche complice che permette il riconoscimento di una comune imperfezione, della nostra vulnerabilità e, proprio per questo, della nostra umanità.

Dai cani, alle bici, ai luoghi della casa e della città. Da pezzi di storia, come il funerale del presidente John Fitzgerald Kennedy a momenti di vita familiare.

Il percorso riunisce circa un centinaio di fotografie che attraversano l’intera carriera di Erwitt, accostando alle immagini entrate nell’immaginario collettivo un importante nucleo di opere provenienti da frammenti di biografia, da esperienze private, da incontri e momenti apparentemente ordinari, per superare immediatamente i confini della vicenda individuale e diventare racconto universale.





Ed è tutto quello che sente un bambino. Sente la possibilità di entrare nell'intimità di questo grande artista e sentirla, e vederla. E questo piace. Piace tantissimo al bambino capire, conoscere e riconoscere quello che vede.

Questa esposizione sembra pensata per essere visitata con i più piccoli e per farli innamorare dell'arte della fotografia.

 

sabato 26 settembre 2026

Le macchine di Leonardo Da Vinci. Quando una mostra fa scuola

 Portare dei ragazzini a visitare una mostra significa regalargli uno strumento, un mezzo, un approfondimento su un tema o una materia che magari tra i banchi di scuola sembravano più noiose o meno appassionanti. 

È quello che è successo a noi con la mostra Le macchine di Leonardo da Vinci ospitata a Palazzo Pallavicini di Bologna dal 24 settembre 2026 al 17 gennaio 2027.

Mio figlio maggiore che frequenta la Seconda media questa estate ha dovuto preparare una ricerca su Leonardo Da Vinci. Ha aperto libri, spulciato internet, visto film. Ma c'era qualcosa che gli mancava. Qualcosa che lo facesse entrare nel personaggio da studiare per scoprirlo e appassionarsi ad esso. Portarlo a visitare una mostra dal carattere immersivo che conduce il pubblico nel cuore del Rinascimento alla scoperta delle intuizioni di uno dei suoi più grandi interpreti è, senza ombra di dubbio, il miglior modo per coinvolgerlo imparando.



L’esposizione, coordinata da Francesca Bogliolo, organizzata da Pallavicini srl di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci, presenta una trentina di macchine ricostruite in legno e con altri materiali in uso all’epoca di Leonardo, realizzate seguendo fedelmente i disegni e gli studi leonardeschi.

I modelli, prodotti da Giorgio Cegna, emerito docente e titolare della prima Cattedra di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, insieme agli allievi provenienti dalla Pusa University di Assisi, sono frutto di uno scrupoloso lavoro artistico, di ricerca e di ricostruzione storica. Le opere sono state verificate e codificate da Luca Pianesi, museografo di origine marchigiana. 


La cosa più emozionante della visita è stata quella di sentire mio figlio che, più fresco di studio, mi raccontava di alcune macchine di Leonardo, come di quelle usate per studi bellici.

Le costruzioni, maestose, imponenti e


fantastiche lasciano davvero un bambino senza fiato, che poi si trasforma in un piccolo Da Vinci nella sala dedicata ai giochi in cui, utilizzando legnetti, si possono ricostruire alcune delle sue invenzioni.

Consiglio questa mostra a famiglie con bambini di tutte le età. I più grandi approfondiranno cose fatte a scuola e i più piccoli si appassioneranno a questo grande Genio.





giovedì 24 settembre 2026

Le Barbie conquistano Bologna, in Galleria Cavour

Un tuffo nei miei 10 anni. Quando una mostra ha il potere di regalarti emozioni ha vinto. Ed è quello che riesce a fare l'esposizione dedicata a Barbie e ospitata da Galleria Cavour, nel cuore più elegante di Bologna.

Ci sono mostre che mi piace gustarmi da sola, come questa dedicata alle bamboline dalle lunghe gambe con le quali sono cresciuta e che dominavano il regno dei miei giochi da piccola. Forse perchè ho due figli maschi che non apprezzerebbero a dovere, forse perchè voglio prendermi il tempo di guardare ogni abito tradizionale, ogni acconciatura, ogni particolare. 



Il progetto di Galleria Cavour, infatti, porta in città una selezione di oltre 200 Barbie provenienti dalla collezione privata di Paola Felli, frutto di trent’anni di appassionata ricerca e comprendente pezzi unici, edizioni speciali, tirature limitate e creazioni OOAK (One Of A Kind, ovvero interpretazioni couture realizzate dagli stilisti e dai designer più famosi al mondo). L’iniziativa si inserisce nel progetto culturale promosso da Gioia Martini e volto a rafforzare il ruolo di Galleria come luogo d’incontro tra moda, arte e cultura contemporanea, nel quale il lusso non è soltanto espressione estetica ma anche occasione di conoscenza, esperienza e arricchimento personale.






Presentata per la prima volta il 9 marzo 1959 alla New York Toy Fair, Barbie è stata una bambola che ha cambiato per sempre il mondo dei giocattoli e successivamente il volto della femminilità, diventando progressivamente icona pop, oggetto di culto e poi simbolo capace di raccontare e interpretare decenni di emancipazione femminile. Sulla sua immagine, così diversa dalle bambole tradizionali, si sono costruiti mondi che hanno spaziato tra arte, moda, cinema e design. La mostra nasce proprio con l’obiettivo di raccontare Barbie oltre la sua dimensione originaria di Fashion Doll, osservandone la progressiva trasformazione in icona culturale, e concentra lo sguardo proprio sulla sua capacità di trasformazione.

Il percorso espositivo è caratterizzato da una forte identità visiva e da una dimensione immersiva nella quale il Pink, colore universalmente associato all’immaginario di Barbie, diventa elemento architettonico e narrativo. Tra le varie sezioni spicca Barbie Couture, lo spazio dedicato al rapporto privilegiato tra Barbie e l’alta moda. Abiti couture, interpretazioni ispirate alle grandi maison e sperimentazioni sartoriali raccontano il legame profondo con il fashion system. 
Bellissima anche la stella dedicata a Barbie proprio come una star e diva del cinema. Barbie è a tutti gli effetti una eroina per noi ragazze degli anni '90 cresciute con sogno di essere eleganti e fighe proprio come lei.

domenica 13 settembre 2026

Da Monet a Van Gogh a Kandinsky: un viaggio nel paesaggio nell'arte di ieri con due bambini di oggi. Palazzo dei Diamanti

Quanto conta l'educazione al bello per una generazione in cui il bello si calcola in numero di like? Quanti giovani di oggi riescono ancora a fermarsi davanti ad un'opera d'arte senza un cellulare tra loro e la bellezza, per vederla davvero con gli occhi e non attraverso uno schermo? Quanto viene riconosciuta la perfezione dell'arte in un quadro fatto da un uomo, da un artista, da una persona con gusti, sguardi e una storia e non da una intelligenza artificiale che rispetta le nostre preferenze per farci contenti? 
Con queste e altre mille domande ho portato i miei figli di 12 e 9 anni a visitare una delle mostre più attese degli ultimi anni: Da Monet a Van Gogh a Kandinsky.

Ospitata a Palazzo dei Diamanti dal 19 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 la mostra porta i capolavori dal Museum Boijmans Van Beuningen e da altre importanti collezioni. Monet, Van Gogh, Kandinsky, Mondrian: nomi che segnano le tappe di una svolta epocale. In meno di ottant’anni, tra Otto e Novecento, la pittura europea passa dall’osservazione diretta della natura alla dissoluzione del reale. 



Portare due ragazzini di oggi a visitare una esposizione di questo livello è una vera sfida educativa, e farlo con due bambini che non tengono in mano un telefonino ma si limitano ad osservare e domandare lo è ancora di più. In queste stanze, infatti, ci sono solo loro, con gli occhi curiosi ma anche abituati ai grandi stimoli di questo secolo, e opere d'arte che hanno segnato la storia dell'arte tra XIX e XX secolo, a partire dalla nascita della sensibilità della Scuola di Barbizon fondata su un’osservazione diretta del paesaggio.

È proprio il racconto del paesaggio, naturale e urbano, il centro di tutta la mostra. Oggi fotografato, vissuto e modificato dall'intelligenza artificiale, in queste opere torna protagonista il rapporto tra l’artista e il mondo visibile, aprendo la strada a nuove modalità di percezione e rappresentazione della realtà. 

Nella stanza che riproduce i quadri in un video animato i bambini si sentono protagonisti dell'opera. Come un quadro che prende vita e ingloba la realtà. Il paesaggio diventa reale e noi viviamo in esso. Il bambino ama questa sensazione.
L'esposizione mette il giovane visitatore difronte all'evoluzione della rappresentazione della natura e del paesaggio. Evoluzione che possiamo dire essere ancora in atto. 
Ogni pittore presente a Palazzo dei Diamanti espone la propria sperimentazione nella propria visione del mondo esterno: urbano e naturale. 



Gustave Courbet, Claude Monet, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Auguste Renoir, Alfred Sisley, Edgar Degas, Paul Gauguin, Vincent van Gogh, Jacoba van Heemskerck, Paul Signac, Odilon Redon, Pablo Picasso, Pierre Bonnard, Édouard Vuillard, Vasilij Kandinsky e Piet Mondrian. Accanto a loro, i maestri italiani: Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giovanni Boldini, Umberto Boccioni e Mario Sironi costruiscono un itinerario espositivo fatto di 120 lavori tra dipinti, disegni e incisioni, per la gran parte provenienti dalle collezioni del museo olandese, affiancate da una selezione appartenente a importanti raccolte pubbliche e private italiane. L’esposizione è organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara ed è curata da Sandra Kisters e Vasilij Gusella.

Il ragazzo guarda i paesaggi e cerca i più vicini alla realtà, come se ricercasse in essi una fotografia. Eppure in ogni opera c'è una parte di emotività e personalità, proprio come quando oggi si sceglie quale foto del panorama pubblicare in base al gusto personale o a quella che ci sembra possa conquistare più like.
Alcuni dipinti vogliono trasmettere pace, altri freddo, altri ancora "casa". 


Il modo in cui un ragazzo di oggi osserva le opere d'arte del passato è sempre emozionante e sorprendente. Sapendo che oggi potrebbe avere di più: la perfezione del mondo virtuale, resta comunque sorpreso da quanto può trasmettere una pennellata, una sfumatura di colore, un senso della prospettiva. Ed è forse in questo la magia della grande arte.



sabato 12 settembre 2026

La Strada del jazz: le stelle che piacciono ai bambini

 Nella mia città c'é una strada piena di stelle, è la Strada del jazz.

Ogni volta che, passeggiando in centro, ci passo con i miei figli ci fermiamo su una stella, attacchiamo Spotify e sentiamo qualche pezzo di quel jazzista a cui è dedicata. C'è una stella per Marco Di Marco, una per Duke Ellington, una per Lucio Dalla e molte altre. Ventiquattro in tutto. Sono tutti musicisti che sono passati, hanno suonato o vissuto a Bologna.

Molte di queste stelle noi le abbiamo viste nascere, inaugurare, raccontare e poi svelare. Ed è ancora più bello quando poi ci ripassassi sopra e sai quando è stata messa lì.

Succede ogni anno, a settembre. E oggi, come da tradizione, noi eravamo ancora lì per inaugurare la stella dedicata a Stan Getz, sassofonista statunitense nato da genitori ebrei di origine ucraina che ha raggiunto il maggior successo nel periodo del cool jazz. 

Stan Getz, infatti, ha suonato a Bologna il 15 e 16 ottobre 1971, esibendosi al Palasport durante la XII edizione del Festival Internazionale del Jazz organizzato da Alberto Alberti.

Ad inaugurare la sua stella quest'anno, insieme al Sindaco di Bologna Matteo Lepore, e agli organizzatori dell'evento, c'erano Francesco Baccini, Francesco Cavestri e Roberto Giacobbo.

Dopo aver ascoltato l'esibizione della Street Dixieland Jazz Band i miei figli hanno voluto seguire il corteo per vedere il momento in cui la stella è stata scoperta in via Orefici.

Da grande amante del jazz amo portare i miei figli in concerti ed eventi che danno valore ad un tipo di musica libera, divertente, mai scontata e mai noiosa, molto spesso profonda ma che insegna anche, dalla sua inprovvisazione, quanto conta saper ascoltare chi suona insieme a te per riuscire a creare, insieme, una bella melodia e un gran swing.




domenica 6 settembre 2026

Modena Nerd, dove settembre inizia alla grande!

È arrivato settembre, le scuole stanno per riaprire, torna lo stress del tram tram quotidiano. Ma c'è ancora una possibilità che i tuoi figli, tra compiti delle vacanze da finire all'ultimo minuto ed esami riparatori, possano essere pieni di energia e con un sorriso a 32 denti: portarli al Modena Nerd.

Ci siamo! Sabato 5 e domenica 6 settembre la Fiera di Modena diventa luogo di raduno, incontro, confronto e sfida per tutti i Nerd d'Italia.
Se anche i tuoi figli sono nella loro fase Manga come i miei, se quando gli dai in mano un libro scolastico iniziano a leggerlo dall'ultima pagina, se i loro beniamini hanno nomi in giapponese che non ti ricorderai mai, se ti insultano ogni volta che gli parli di cartoni animati ripetendoti che si chiamano Anime e se la loro camera sembra una piccola Tokio, allora è proprio il posto che fa per loro.
Due giorni all'insegna della Cultura Pop, centinaia di eventi a tema, incredibili ospiti, alcuni del quali sono stati dei miti anche per noi anni 90 con le sigle che ci hanno accompagnato da piccoli, e migliaia di metri quadri di stand e attrazioni dove acquistare gadgets, vedere fumettisti all'opera o tatuarsi in diretta un personaggio del tuo videogioco preferito. 



Tutto questo e molto altro ancora è il Modena Nerd. Non si tratta di una semplice fiera, questo evento è un raduno, una celebrazione, una festa. E te ne accorgi da tutti i ragazzi, più o meno giovani che, nonostante i 40 gradi fuori arrivano in fiera travestiti come i loro personaggi fantastici preferiti. Puoi incontrare Luffy, il Re dei pirati di One Piece, tantissime coppie dei fratelli Mario o personaggi di Star Wars con tanto di armatura. Impossibile impedire ai tuoi figli di scattare selfie ricordo con loro o di provare vecchie e nuove console distribuite ovunque.




Al Modena Nerd ognuno trova qualcosa per cui perdere la testa: i più piccoli restano a bocca aperta difronte alle magnifiche riproduzioni Lego di luoghi reali o di fantasia, i ragazzi si immergono nel loro mondo di Manga e Anime e noi genitori facciamo un salto nel passato grazie alle postazioni con i vecchi videogame che trovavamo nelle salegiochi al mare da giovani...
Insomma, andare al Nerd non è solo un appuntamento, è una terapia per accettare la fine dell'estate e l'arrivo della nuova stagione autunnale. 
Quindi, buon Nerd a tutti !

sabato 29 agosto 2026

Un viaggio tra pesci volanti e scheletri maestosi. Visita al Museo di Zoologia

 Guardare un Pesce Luna che fluttua nel cielo, camminare fianco a fianco con orsi e tigri e  mettere la testa nella bocca gigante dello scheletro di un Capodoglio. 

No. Non è fantasia. È la Collezione di Zoologia dell'Università di Bologna, uno dei musei più importanti d’Italia. Istituito nel 1860, conserva materiali provenienti da collezioni del XIX-XX secolo, trofei di caccia africani e due grandi diorami di ambienti italiani: il Parco Nazionale d’Abruzzo e il Parco Nazionale del Gran Paradiso, oltre a esemplari affascinanti.



Il nucleo originario della raccolta è costituito dalla collezione cinquecentesca del naturalista Ulisse Aldrovandi e dai reperti provenienti dalle collezioni Cospi e Marsili, riuniti nel corso del XVIII secolo all’interno dell’Istituto delle Scienze.

In anni recenti sono state fortemente incrementate e riordinate le raccolte etnologica e malacologica, fruibili da parte degli studiosi, mentre sono esposte le collezioni ornitologiche, i trofei africani, i diorami, le raccolte sistematiche dei più importanti gruppi animali e la collezione Altobello comprendente anfibi, rettili e mammiferi.

Ad accogliere i miei figli c'è subito il grande esemplare di Pesce Luna (Mola mola), trovato sulla costa della Romagna nella prima metà degli anni ’40 che vola sulle loro piccole testoline sorprese, nel grande atrio del Museo.



Proseguendo la visita, i miei due ragazzi si perdono tra scheletri maestosi e animali impagliati che mai avrebbero potuto immaginare di poter osservare da tanto vicino. Tra le grinfie di spietati felini e l'apertura alare maestosa di plendidi uccelli hanno fatto mille domande e si sono lasciati incuriosire da ogni particolare. 

Essendo una mamma completamente contro la caccia e la violenza sugli animali mi sono chiesta a lungo se questo luogo fosse adatto al tipo di educazione che tengo a dare ai miei figli. Alla fine ho scelto di portarli perchè nelle sale della Collezione non c'è nulla che parli o appoggi la caccia e i bambini riescono ad imparare e a comprendere di più sul vasto regno animale, ritrovandosi a cospetto di enormi esemplari che mai potranno osservare e a scoprire la grandiosità anche anatomica di alcune specie. 

Il Museo di Zoologia fa parte del Sistema Museale d'Ateneo Alma Mater Studiorum Università di Bologna - SMA.

domenica 23 agosto 2026

Lo scarabocchio, impulso di creatività. Giuseppe Chiari al MAMBO

 Si chiama produzione di esperienza ed è l'idea artistica di Giuseppe Chiari che, come pochi, riesce a far sposare Arte e Musica nelle sue opere. 

In occasione del centenario della sua nascita (Firenze, 26 settembre 1926 - Firenze, 9 maggio 2007),  dal 29 maggio al 27 settembre 2026, il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna presenta Giuseppe Chiari 1926 - 2026. Partitura per un museo, una mostra curata da Lorenzo Balbi e Mario Chiari e voluta con l’intento di restituire una lettura critica complessiva della produzione di Chiari, riconosciuta come una delle più rilevanti nel panorama dell’arte italiana della seconda metà del Novecento.



Mi interessava portare i miei figli a visitare questa esposizione per la creatività con la quale l'artista riesce a mettere in arte la musica. 

Chiari è, infatti, un matematico ma anche un musicista jazz. Le sue opere d'arte sono l'espressione di questo amore per la musica: infatti strumenti musicali e spartiti sono i protagonisti dei suoi collage e assemblaggi. Giuseppe Chiari cerca di riprodurre nell'arte figurativa il gesto spontaneo di un musicista che suona uno strumento attraverso lo scarabocchio, dato d'impulso dalla creatività. Un po' come un bambino che inizia ad esprimersi con il disegno mettendo in forma figurativa i suoi primi impulsi emotivi e produce lo scarabocchio.



I miei figli hanno visitato la mostra con curiosità e interesse scoprendo, forse per una delle prime volte, un vero incontro creativo tra due grandi espressioni artistiche. Hanno sgranato gli occhi difronte ai pianoforti dipinti e usati come tele creative di collage, si sono espressi facendo "suonare la stanza", utilizzando un bastone hanno cercato e provato tutti i suoni che ci possono essere tra quattro mura, hanno curiosamente osservato i video dove Chiari sperimenta tecniche di suono.

Consiglio tantissimo questa mostra a genitori con bambini creativi e curiosi come i miei.