domenica 19 luglio 2026

The Last Tour: la mostra per conoscere i Queen

 Quando vuoi far conoscere qualcosa o qualcuno a dei bambini glieli racconti nel loro momento più alto: mostri loro il meglio di quello che sono stati, le opere migliori, le foto più belle, i momenti più importanti.

È per questa ragione che, per presentare i Queen ai miei figli, li ho portati a visitare la mostra Queen The Last Tour ospitata presso il Museo della Musica di Bologna fino all'11 ottobre 2026. 

L'impatto fin dall'ingresso è immediato grazie alle foto di Torleif Svensson che raccontano per la prima volta in Italia, a 40 anni di distanza, il leggendario Magic Tour del 1986, l'ultima tournée dei Queen con la storica formazione composta da Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon.

Curata da Pascal Casadei van Raamsdonk e realizzata in collaborazione con A Piece of His Own, l'esposizione è adatta a tutti. A chi li ha sempre amati, a chi ancora non li conosce e a chi non li ama particolarmente ma riconosce il loro impatto sulla storia della musica mondiale.

Per chi ha fatto già entrare in Queen nella propria vita, rendendoli colonna sonora di alcuni momenti importanti, la pelle d'oca è d'obbligo. Gli occhi di Freddie Mercury sembrano annunciare il suo destino e gli strumenti sembrano suonare davvero. 

I bambini osservano invece gli abiti, la maestosità dell'evento e la forza, l'energia e l'atmosfera che unisce la band con il pubblico. Tra le cose che più restano ci sono le canotte e i polsini indossati da Freddy, la pelle della grancassa dei Queen autografata, le bacchette usate da Roger Taylor, la replica della chitarra del modello Red Special la partitura di Bohemien Rhapsody e il Disco d'oro di We Are The Champions.

Le 37 fotografie esposte, custodite per decenni nell'archivio personale dell'autore e riscoperte solo in seguito, raccontano l'ultimo grande viaggio dei Queen con Freddie Mercury: dal trionfo del Live Aid del 1985 fino allo storico concerto finale di Knebworth Park, davanti a oltre 120.000 spettatori.

Davvero una bella occasione per portare i più piccoli nel magico mondo dei Queen.

giovedì 9 luglio 2026

Click de France. Un viaggio in foto

Viaggiare visitando una mostra, sognare sgranando gli occhi sull'arte della fotografia. Un gioco divertente e facile per due bambini abituati a scattare immagini nei loro viaggi e durante le loro gite. 
E per farlo oggi li ho portati all' Alliance Française di Bologna per visitare la seconda edizione di Click de France, una esposizione collettiva che raccoglie 45 foto di "Lieux insolites" sparsi per tutta la Francia. 


Zone cittadine, tramonti, riflessi, particolari, graffiti o cartelli stradali visti ognuno da occhi diversi che, messi insieme raccontano una storia comune: quella della bellezza del viaggio e della scoperta. 

I miei bambini si sono soffermati sul significato di alcuni scorci, hanno cercato di riconoscere zone di città francesi già visitate e si sono incuriositi nel vedere riproduzioni di E.T e Alien. 

Alliance Française accoglie ancora una volta con una mostra che regala la voglia di viaggiare e scoprire la varietà artistica e stilistica della Francia. 

mercoledì 1 luglio 2026

Jimmy Villotti, mettiamo un po' di jazz nelle vite dei nostri figli

Quando una mamma musicologa si trova a dover crescere due figli quasi adolescenti che vivono nella generazione della musica Trap e di generi usa e getta...si sente quasi in dovere, ogni tanto, quasi di sfuggita, di mettere da qualche parte, così casualmente, un po'di jazz
Ed è ancora meglio quando la musica di qualità riesce ad essere contestualizzata nei loro spazi e nella loro città. 
Nasce così la nostra visita alla mostra fotografica dedicata al grande chitarrista jazz bolognese Jimmy Villotti.
Ci capita spesso di passeggiare sulla stella dedicata a Villotti che si trova in via Orefici insieme a molte altre, e questo ha sicuramente acceso la curiosità dei miei figli.



Le fotografie presenti nella Sala della Musica della Salaborsa Bologna raccontano un diario condiviso tra Jimmy Villotti, Piero Casadei e gli amici della Trattoria da Vito. Molti scatti provengono dal libro Ex Vito, curato da Casadei e Predieri, altri immortalano Jimmy nel 1978 sul palco della discoteca Piro Piro, durante Opera Rock.

Il bianco e nero delle foto non toglie ma, anzi, regala tantissime emozioni, trasmettendo energia, ironia e intensità, le immagini evocano suoni, risate e il tocco raffinato della sua chitarra. Trasmettono la magia della sua personalità e la connessione con chi lo ha amato.

Oltre alle foto la mostra regala pezzi tratti dall’album Jimmy Villotti (2024) e dalle suggestioni del suo ultimo libro Farfalle. Pensieri e aforismi (2025).


Sulla cartolina che accoglie alla mostra spicca una citazione bellissima di questo jazzista bolognese amatissimo da tutti e arrivato forse alla fama dei più come chitarrista di Gianni Morandi negli anni d'oro. "Non dico niente". Una citazione che fa capire quanto la musica abbia sempre parlato per lui. 
Oltre a Morandi, tra il 1981 e 1984, Villotti vanta altre grandi collaborazioni con artisti quali Lucio Dalla (1977), Francesco Guccini (1979), Claudio Lolli, Sergio Endrigo, Ornella Vanoni, Luca Carboni, Stadio (1982 - suo è l'intro di chitarra classica nel celebre brano Grande figlio di puttana) e Paolo Conte (1981 - 1991) il quale gli dedicò una nota canzone:

«Jimmy, non credi che possiamo
offrirci un pranzo da pascià,
a questo punto della nostra vita,
vento d'autunno...
quindi entriamo qua...»
(Jimmy, ballando, Paolo Conte)




venerdì 26 giugno 2026

Il Liberty nelle strade e negli occhi dei bambini bolognesi

 Ho una filosofia: credo non ci siano mostre non adatte ai bambini. Se spiegate con semplicità e fantasia ogni opera può interessare e incuriosire una piccola mente. E magari lasciare un semino da cui nascerà una piccola pianta un giorno.



Così quando ci siamo trovati casualmente difronte alla nuova esposizione della Sala Coperta di Salaborsa a Bologna  dedicata al Liberty bolognese, non ho esitato un solo secondo a spiegar loro cosa fosse. 

Forse perchè è uno dei miei stili preferiti, forse perchè ho vissuto tantissimi anni in un'altra grande città, Bruxelles, dove il Liberty spunta dalle case, nelle strade, nei monumenti storici, lasciando addosso una idea di eleganza e garbo. Eppure parlare loro di questi abbellimenti che si trovano in mille zone della loro città è stato facilissimo, complici anche le foto che riproducono insegne, finestre, case e palazzi che vediamo e viviamo quasi quotidianamente. 

Li sguardo di Giancarlo Pulitanò, autore delle fotografie esposte, porta, fino al 4 luglio, in un viaggio tra le strade dentro e fuori il centro storico cittadino, attraverso scatti che immortalano scorci, palazzi e particolari in cui ritroviamo il gusto architettonico e lo stile Liberty nella sua originalità.

Una mostra che, ancora una volta, ci invita a non sottovalutare lo sguardo dei bambini sull'arte e la bellezza.



domenica 21 giugno 2026

L'arte nella natura. Gli animali del Parco Talon

 L'arte non va in vacanza. Semplicemente cambia location nei mesi più caldi, e dai Musei e le Gallerie si sposta all'aperto, dove è più facile portare i bambini perchè nessuno si lamenta per corse, urla o brusii.

Nella prima giornata d'estate, in una città bollente, ci siamo avventurati alla scoperta di una galleria d'arte nel bosco  tra il Parco Talon e il Parco della Chiusa di Casalecchio di Reno dove, su volontà del Copaps, gli scultori dell'Appennino Ivan Butelli e Luca Dimoni hanno modellato con una motosega tronchi di alberi secchi per dar loro una seconda vita e trasformarli in immagini tridimensionali degli animali tipici del luogo.



Volpi, cinghiali, lupi, picchi, faine, aironi, lepri e scoiattoli osservano i visitatori del parco con orecchie dritte e occhi espressivi. 

I bambini rimangono a bocca aperta scoprendo queste riproduzioni curate nei minimi dettagli. Il lupo ulula alla luna, la volpe ti osserva, lo scoottolo si arrampica. 

Arrivando nel prato intorno alla Casa dell'Orso di viene accolti da queste sculture e scatta il gioco di chi trova la successiva e riconosce di che animale si tratta. 


La scelta di realizzare le sculture negli alberi secchi o morti non è casuale, questi infatti vengono spesso usati proprio dagli stessi animali come casa e rifugio. Proprio per questo non vengono tagliati a filo ma viene lasciato un mancherino che permette di trovare nuova vita nell'ecosistema. 

I miei figli hanno amato tantissimo questo regalo nella natura che ha visto sposarsi l'arte con il verde e l'amore per gli animali.


sabato 6 giugno 2026

I Vortici nei Portici di Bologna

 Sembrano solo dei portici, in realtà diventano gelati, tappeti persiani e zombie se visti con un occhio artistico. 

Il progetto artistico di Stefano degli Esposti, inserito nel programma Bologna Portici Festival e ospitato dalla Manica Lunga di Palazzo d'Accursio crea un matrimonio perfetto tra la città e l'illusione. I bambini restano sorpresi nel vedere cosa nasce dalla sovrapposizione di foto e dai giochi di colore e si divertono a riconoscere i luoghi e i disegni, come quelli formati dalle nuvole del cielo.



"Il mio approccio alla fotografia si evolve verso una concezione più artistica, destinata a creare qualcosa di più prossimo all’immaginazione. Una migrazione dall’oggettivo al soggettivo, lasciando il più ampio spazio all’interpretazione personale. La ricerca della bellezza nascosta nei dettagli, che spesso gli occhi non colgono con immediatezza, piuttosto che la riproduzione dell’evidenza." spiega l'autore di queste fotografie che allenano e eccitano l'occhio. 

Da queste foto esce una bellezza nascosta lungo la più antica “metropolitana pedonale”, donandole un inedito valore estetico che si affianca a quello storico-culturale già riconosciuto dall’ Unesco.



I miei figli le hanno guardate giocando ad avvicinarsi ed allontanarsi e riconoscendo la prospettiva appena studiata a lezione di Arte. Una mostra che elogia al meglio l'unicità dei portici bolognesi, amici nei giorni di pioggia o di troppo sole e compagni dei turisti e degli innamorati che si nascondono lì sotto per scambiarsi baci e abbracci.


sabato 30 maggio 2026

Lezioni di elettromagnetismo al Museo delle Illusioni di Bologna

 Una esperienza 'elettrica' e 'magnetica' per avvicinare i bambini al mondo delle leggi della fisica. È quella nella quale siamo stati coinvolti sabato mattina al Museo delle Illusioni di Bologna.

Non sempre, soprattutto con i più piccoli, imparare e divertirsi riescono a convivere nello stesso evento. Soprattutto quando diventano piu grandi, i bambini si aspettano sempre di più, vogliono essere sorpresi e non annoiati, vogliono capire ma anche porsi nuove domande. E quando un Museo diventa vivo, attraverso lezioni-dimostrazioni l'idea è davvero vincente. 



Nasce così il progetto delle lezioni scientifiche in omaggio con l'acquisto del normale biglietto d'ingresso che, in due fasce orarie, ha permesso a grandi e piccini di viaggere nel mondo della fisica e dell'elettromagnetismo, insieme al Dottor Maurizio Cavazzoni. 

Nessun trucco di prestigio o illusione ottica: solo la pura, affascinante e paradossale realtà della scienza.

I bambini si trovano così a fare un viaggio tra le leggi della fisica, con un focus particolare su due grandi macro-temi: l'elettromagnetismo e la meccanica celeste.

COME SI È SVOLTO

Nella sala normalmente dedicata alla realtà virtuale del Museo, il Dottor Cavazzoni ha portato i suoi modellini per spiegare l'elettromagnetismo. Utilizzando oggetti di tutti i giorni, dal campanello della bici ad una parte di un paralume ha costruito trottole magnetiche e riprodotto il sistema solare per spiegare la rotazione della Terra intorno al Sole. 

COME HANNO REAGITO I BAMBINI

I bambini hanno fatto domande e osservato con attenzione i modellini. Hanno capito come cambiano le stagioni grazie alla rotazione terrestre e testato la forza dei magneti. 

Una esperienza originale e soprattutto situata nel luogo giusto. Perchè un museo deve sapersi aggiornare e rendersi sempre diverso per attirare vecchi e nuovi visitatori.



giovedì 21 maggio 2026

I bambini possono fare Teatro

 Ogni anno, a settembre, un genitore si sveglia e pensa: "che attività pomeridiana faccio fare quest'anno a mio figlio?". 

Ogni anno quel genitore sa già che, prima di Natale, suo figlio gli dirà che non gli piace più l'attività scelta. Che si annoia. Che vuole smettere. 

Quasi sempre la scelta punta sullo sport. "Così si sfoga", " così impara a stare in squadra"...

Anche per noi è stato così. Dopo aver provato con il nuoto, il karate, la thai boxe ecc...però quest'anno ho voluto cercare altro. Ho guardato i miei figli mentre giocavano, ad inventare storie, a immedesimarsi nei loro personaggi preferiti, e ho pensato al Teatro



All'inizio ero titubante, mi chiedevo quanto un corso teatrale per bambini potesse davvero arrivare alla recitazione e a tutto quello che le gira intorno: l'emozione di salire su una palcoscenico, la cura della scenografia, l'apprendimento di un copione e il coinvolgimento di gruppo. 

Poi, navigando on line, ho trovato l'Associazione Culturale Creazione.

Come sempre, da mamma, mi sono prima di tutto interessata alla quesione organizzativa: i corsi pomeridiani devono essere in un orario post scolastico che però permetta anche di non trascurare i compiti e devono essere vicino a casa, o almeno in un posto facilmente raggiungibile soprattutto per noi che siamo una famiglia di ciclisti. 

Creazione mi ha subito convinto: il corso riusciva a far stare i miei due figli insieme, cosa molto importante per loro, ed era ben sparso sul territorio, cosa che mi permetteva di trovare la location migliore. 

La nostra esperienza è iniziata a settembre e i miei figli sono stati subito entusiasti. Nelle prime lezioni i bambini svolgevano giochi di conoscenza o di espressione. Un modo per farli aprire davanti agli altri, rafforzare il gruppo e farsi conoscere. 

Subito dopo la pausa natalizia è arrivato il copione dello spettacolo che, a fine ciclo, avrebbero presentato sul palcoscenico di un vero teatro: Shrek 2.

È stato in quel momento che ho visto il vero cambiamento rispetto alle altre attività, che nella seconda parte dell'anno per i bambini diventano ripetitive e un po' noiose.  

I miei figli hanno iniziato ad imparare le battute,  a provarle a casa, a costruire le scenografie durante le lezioni e a progettare i costumi di scena. Infine le ultime lezioni si sono svolte proprio sul palcoscenico che li avrebbe ospitati.  Per imparare gli spazi, per gestire l'emozione, per prendere confidenza con il luogo. 

Finalmente, la sera del 20 maggio, il momento tanto atteso è arrivato. 

Ho lasciato i miei figli al teatro, nella piazza centrale di una paesino di provincia bolognese, poche ore prima, e quando siamo tornati loro erano pronti per esibirsi. 



Vederli sul palco, con serietà ma anche entusiasmo e impegno, è stata una soddisfazione che solo un genitore può capire. La sala era piena e l'intero gruppo ha gestito l'emozione e anche gli errori in modo eccellente senza mai mollare e senza l'intervento della maestra, Elena. 

Consiglio di prendere in considerazione il corso di teatro a chi ha figli indecisi o scontenti dell'attività sportiva, o anche in aggiunta ad essa, per dare sfogo anche alla parte artistica e creativa che vive in ognuno di noi.




sabato 16 maggio 2026

Street art bolognese: un linguaggio giovane adatto ai bambini

 Portare i bambini nei musei, quelli classici e tradizionali, o nelle mostre organizzate nei palazzi storici è sempre bellissimo, ma vogliamo parlare di insegnargli l'arte per le strade, girando per le viuzze della città?

Vivendo in una città universitaria e molto stimolante dal punto di vista creativo è facile imbattersi nella così chiamata Street art. Ci sono poi luoghi di Bologna dove si concentrano veri e propri filoni artistici, e oggi noi andremo proprio lì.



Stiamo parlando della zona universitaria e dell'ex Gehtto ebraico. La città qui è stretta, antica, misteriosa ma anche molto colorata. Sui muri spiccano murales ma anche poster art, opere create su carta e poi incollate sui muri cittadini. È un'arte grezza, di facilissima comprensione, che per questa ragione piace moltissimo ai bambini. Spesso le immagini sono forti, utilizzano personaggi dei fumetti o persone famose, attribuendo loro nuove vesti o messaggi precisi.

Se in periferia i graffiti prendono dimensioni più grandi, occupando intere facciate di palazzi, qui nelle vie strette del cuore cittadino tutto diventa più piccolo, ma anche più wow. Spesso più opere dividono la stessa tela, le scritte dedicate alla città o all'amore fanno da contorno e messaggi politici chiudono il cerchio. 



Quelle che troviamo nell'ex Ghetto sono soprattutto opere realizzate su serrande o nascoste sotto i portici, attribuite a collettivi giovanili e ad artisti quali Exit Enter, Gruppo Arturo, James Boy, R.U.S.C.O, Snem e molti altri. 

È un'arte molto giovane, che quindi piace tantissimo ai più piccoli, perchè spesso utilizza anche forme che provocano divertimento nei bambini ma che in realtà vogliono mandare messaggi di protesta. 

Se questo tipo di linguaggio accessibile a tutti nasce, in realtà, nelle periferie americane tra gli anni '60 e '70, Bologna raccoglie il testimone già dagli anni '80 in poi trasformandosi in un museo a cielo aperto ma anche insegnando che le strade sono di tutti e possono servire anche a lasciare messaggi importanti. Negli ultimi anni si è passato molto dall'iconografia al testo, con frasi o citazioni che riecheggiano sui muri gialli. Esistono anche tantissime Pagine social che li diffondono nel web per renderli condivisibili con tutti. 

Negli ultimi anni la Streat art è diventata talmente popolare da essere portata nelle mostre ad essa dedicate, come quella che abbiamo visitato a Palazzo Fava su Banksy e  The School of Bristol.



La parte forse più bella di questa forma d'arte è che, non solo può essere fatta da tutti ma può, a sua volta, arrivare a tutti essendo gratuita, abitando per le vie che spesso percorriamo ogni giorno a testa bassa, e di facile comprensione. Quindi la prossima volta che girate per Bologna insieme ai vostri figli, fateci caso, chiedete loro di alzare la testa e scoprire i graffiti o i murales dedicati a qualcuno o qualcosa di importare o semplicemente di leggere qualche citazioni o scoprire qualche poster incollato sotto i nostri portici, vedrete che anche i può piccoli troveranno, in quel mezzo espressivo, qualcosa che li rappresenti. 




sabato 9 maggio 2026

Le Bolognesi, le donne che somigliano alla città

 "Mamma, ma chi sono Le Bolognesi ?". 

Sono le donne che vivono la città, le trovi ancora sedute sui gradini di Piazza Maggiore a leggere un libro o tra le viuzze dai mattoni rossi che sfrecciano in bici o a prendere un caffè al bar. Sono in questa mostra di Antonio Masotti ospitata dalla Galleria Modernissimo. 

Una serie composta da più di 5500 fotografie, tra negativi e stampe di vario formato, raccolte tra i materiali conservati presso gli archivi della Cineteca e quelli provenienti dall’Archivio privato Antonio Masotti, ora inventariate e digitalizzate. 



"È come fare una passeggiata per Bologna", spiego ai miei figli che osservano le foto con curiosità e tante domande. "Ma perchè sono vestite strane?". Perchè queste bolognesi abitavano la città tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, eppure, a parte qualche particolare come gli abiti e la capigliatura, sembrano proprio ragazze di oggi perchè hanno negli occhi e nell'atteggiamento quel tipico modo di fare delle bolognesi: libere e indipendenti, forti, determinate e bellissime. Tanto da somigliare alle donne parigine, considerate tra le più chic al mondo. Voltando l'angolo, infatti, ci si trova immersi da la mostra Viva Varda, che abbiamo già visitato, e anch'essa dedicata ad una grande donna. 

I miei figli ritrovano i portici, gli angoli e le luci della città che diventano tutt' uno con queste bolognesi protagoniste viste dagli occhi innamorati di Antonio Masotti. Solo una piccola parte di questi scatti sono andati a confluire all’interno del volume Le Bolognesi, edito da Nuova Abes nel 1963, con testi di Riccardo Bacchelli e Massimo Dursi, ancora oggi ricordato come uno dei libri fotografici più rilevanti del genere. 

Ai bambini resta un omaggio elegante alla donna che cambia magari nel suo abbigliamento ma resta sempre uguale negli anni nel dare colore e rappresentare l'anima forte di una città. Le Bolognesi hanno gli occhi pieni e sinceri, hanno il passo deciso ed elegante e lo stile cittadino ma mai snob. 



All'uscita della mostra faccio ai miei figli la stessa domanda che mi hanno fatto loro all'ingresso: 

"Chi sono per voi le bolognesi?".

"Sono le cittadine di Bologna, quelle che somigliano alla città". 

In questa frase c'è tutto il senso di portare dei bambini a visitare questa mostra.