sabato 6 giugno 2026

I Vortici nei Portici di Bologna

 Sembrano solo dei portici, in realtà diventano gelati, tappeti persiani e zombie se visti con un occhio artistico. 

Il progetto artistico di Stefano degli Esposti, inserito nel programma Bologna Portici Festival e ospitato dalla Manica Lunga di Palazzo d'Accursio crea un matrimonio perfetto tra la città e l'illusione. I bambini restano sorpresi nel vedere cosa nasce dalla sovrapposizione di foto e dai giochi di colore e si divertono a riconoscere i luoghi e i disegni, come quelli formati dalle nuvole del cielo.



"Il mio approccio alla fotografia si evolve verso una concezione più artistica, destinata a creare qualcosa di più prossimo all’immaginazione. Una migrazione dall’oggettivo al soggettivo, lasciando il più ampio spazio all’interpretazione personale. La ricerca della bellezza nascosta nei dettagli, che spesso gli occhi non colgono con immediatezza, piuttosto che la riproduzione dell’evidenza." spiega l'autore di queste fotografie che allenano e eccitano l'occhio. 

Da queste foto esce una bellezza nascosta lungo la più antica “metropolitana pedonale”, donandole un inedito valore estetico che si affianca a quello storico-culturale già riconosciuto dall’ Unesco.



I miei figli le hanno guardate giocando ad avvicinarsi ed allontanarsi e riconoscendo la prospettiva appena studiata a lezione di Arte. Una mostra che elogia al meglio l'unicità dei portici bolognesi, amici nei giorni di pioggia o di troppo sole e compagni dei turisti e degli innamorati che si nascondono lì sotto per scambiarsi baci e abbracci.


sabato 30 maggio 2026

Lezioni di elettromagnetismo al Museo delle Illusioni di Bologna

 Una esperienza 'elettrica' e 'magnetica' per avvicinare i bambini al mondo delle leggi della fisica. È quella nella quale siamo stati coinvolti sabato mattina al Museo delle Illusioni di Bologna.

Non sempre, soprattutto con i più piccoli, imparare e divertirsi riescono a convivere nello stesso evento. Soprattutto quando diventano piu grandi, i bambini si aspettano sempre di più, vogliono essere sorpresi e non annoiati, vogliono capire ma anche porsi nuove domande. E quando un Museo diventa vivo, attraverso lezioni-dimostrazioni l'idea è davvero vincente. 



Nasce così il progetto delle lezioni scientifiche in omaggio con l'acquisto del normale biglietto d'ingresso che, in due fasce orarie, ha permesso a grandi e piccini di viaggere nel mondo della fisica e dell'elettromagnetismo, insieme al Dottor Maurizio Cavazzoni. 

Nessun trucco di prestigio o illusione ottica: solo la pura, affascinante e paradossale realtà della scienza.

I bambini si trovano così a fare un viaggio tra le leggi della fisica, con un focus particolare su due grandi macro-temi: l'elettromagnetismo e la meccanica celeste.

COME SI È SVOLTO

Nella sala normalmente dedicata alla realtà virtuale del Museo, il Dottor Cavazzoni ha portato i suoi modellini per spiegare l'elettromagnetismo. Utilizzando oggetti di tutti i giorni, dal campanello della bici ad una parte di un paralume ha costruito trottole magnetiche e riprodotto il sistema solare per spiegare la rotazione della Terra intorno al Sole. 

COME HANNO REAGITO I BAMBINI

I bambini hanno fatto domande e osservato con attenzione i modellini. Hanno capito come cambiano le stagioni grazie alla rotazione terrestre e testato la forza dei magneti. 

Una esperienza originale e soprattutto situata nel luogo giusto. Perchè un museo deve sapersi aggiornare e rendersi sempre diverso per attirare vecchi e nuovi visitatori.



giovedì 21 maggio 2026

I bambini possono fare Teatro

 Ogni anno, a settembre, un genitore si sveglia e pensa: "che attività pomeridiana faccio fare quest'anno a mio figlio?". 

Ogni anno quel genitore sa già che, prima di Natale, suo figlio gli dirà che non gli piace più l'attività scelta. Che si annoia. Che vuole smettere. 

Quasi sempre la scelta punta sullo sport. "Così si sfoga", " così impara a stare in squadra"...

Anche per noi è stato così. Dopo aver provato con il nuoto, il karate, la thai boxe ecc...però quest'anno ho voluto cercare altro. Ho guardato i miei figli mentre giocavano, ad inventare storie, a immedesimarsi nei loro personaggi preferiti, e ho pensato al Teatro



All'inizio ero titubante, mi chiedevo quanto un corso teatrale per bambini potesse davvero arrivare alla recitazione e a tutto quello che le gira intorno: l'emozione di salire su una palcoscenico, la cura della scenografia, l'apprendimento di un copione e il coinvolgimento di gruppo. 

Poi, navigando on line, ho trovato l'Associazione Culturale Creazione.

Come sempre, da mamma, mi sono prima di tutto interessata alla quesione organizzativa: i corsi pomeridiani devono essere in un orario post scolastico che però permetta anche di non trascurare i compiti e devono essere vicino a casa, o almeno in un posto facilmente raggiungibile soprattutto per noi che siamo una famiglia di ciclisti. 

Creazione mi ha subito convinto: il corso riusciva a far stare i miei due figli insieme, cosa molto importante per loro, ed era ben sparso sul territorio, cosa che mi permetteva di trovare la location migliore. 

La nostra esperienza è iniziata a settembre e i miei figli sono stati subito entusiasti. Nelle prime lezioni i bambini svolgevano giochi di conoscenza o di espressione. Un modo per farli aprire davanti agli altri, rafforzare il gruppo e farsi conoscere. 

Subito dopo la pausa natalizia è arrivato il copione dello spettacolo che, a fine ciclo, avrebbero presentato sul palcoscenico di un vero teatro: Shrek 2.

È stato in quel momento che ho visto il vero cambiamento rispetto alle altre attività, che nella seconda parte dell'anno per i bambini diventano ripetitive e un po' noiose.  

I miei figli hanno iniziato ad imparare le battute,  a provarle a casa, a costruire le scenografie durante le lezioni e a progettare i costumi di scena. Infine le ultime lezioni si sono svolte proprio sul palcoscenico che li avrebbe ospitati.  Per imparare gli spazi, per gestire l'emozione, per prendere confidenza con il luogo. 

Finalmente, la sera del 20 maggio, il momento tanto atteso è arrivato. 

Ho lasciato i miei figli al teatro, nella piazza centrale di una paesino di provincia bolognese, poche ore prima, e quando siamo tornati loro erano pronti per esibirsi. 



Vederli sul palco, con serietà ma anche entusiasmo e impegno, è stata una soddisfazione che solo un genitore può capire. La sala era piena e l'intero gruppo ha gestito l'emozione e anche gli errori in modo eccellente senza mai mollare e senza l'intervento della maestra, Elena. 

Consiglio di prendere in considerazione il corso di teatro a chi ha figli indecisi o scontenti dell'attività sportiva, o anche in aggiunta ad essa, per dare sfogo anche alla parte artistica e creativa che vive in ognuno di noi.




sabato 16 maggio 2026

Street art bolognese: un linguaggio giovane adatto ai bambini

 Portare i bambini nei musei, quelli classici e tradizionali, o nelle mostre organizzate nei palazzi storici è sempre bellissimo, ma vogliamo parlare di insegnargli l'arte per le strade, girando per le viuzze della città?

Vivendo in una città universitaria e molto stimolante dal punto di vista creativo è facile imbattersi nella così chiamata Street art. Ci sono poi luoghi di Bologna dove si concentrano veri e propri filoni artistici, e oggi noi andremo proprio lì.



Stiamo parlando della zona universitaria e dell'ex Gehtto ebraico. La città qui è stretta, antica, misteriosa ma anche molto colorata. Sui muri spiccano murales ma anche poster art, opere create su carta e poi incollate sui muri cittadini. È un'arte grezza, di facilissima comprensione, che per questa ragione piace moltissimo ai bambini. Spesso le immagini sono forti, utilizzano personaggi dei fumetti o persone famose, attribuendo loro nuove vesti o messaggi precisi.

Se in periferia i graffiti prendono dimensioni più grandi, occupando intere facciate di palazzi, qui nelle vie strette del cuore cittadino tutto diventa più piccolo, ma anche più wow. Spesso più opere dividono la stessa tela, le scritte dedicate alla città o all'amore fanno da contorno e messaggi politici chiudono il cerchio. 



Quelle che troviamo nell'ex Ghetto sono soprattutto opere realizzate su serrande o nascoste sotto i portici, attribuite a collettivi giovanili e ad artisti quali Exit Enter, Gruppo Arturo, James Boy, R.U.S.C.O, Snem e molti altri. 

È un'arte molto giovane, che quindi piace tantissimo ai più piccoli, perchè spesso utilizza anche forme che provocano divertimento nei bambini ma che in realtà vogliono mandare messaggi di protesta. 

Se questo tipo di linguaggio accessibile a tutti nasce, in realtà, nelle periferie americane tra gli anni '60 e '70, Bologna raccoglie il testimone già dagli anni '80 in poi trasformandosi in un museo a cielo aperto ma anche insegnando che le strade sono di tutti e possono servire anche a lasciare messaggi importanti. Negli ultimi anni si è passato molto dall'iconografia al testo, con frasi o citazioni che riecheggiano sui muri gialli. Esistono anche tantissime Pagine social che li diffondono nel web per renderli condivisibili con tutti. 

Negli ultimi anni la Streat art è diventata talmente popolare da essere portata nelle mostre ad essa dedicate, come quella che abbiamo visitato a Palazzo Fava su Banksy e  The School of Bristol.



La parte forse più bella di questa forma d'arte è che, non solo può essere fatta da tutti ma può, a sua volta, arrivare a tutti essendo gratuita, abitando per le vie che spesso percorriamo ogni giorno a testa bassa, e di facile comprensione. Quindi la prossima volta che girate per Bologna insieme ai vostri figli, fateci caso, chiedete loro di alzare la testa e scoprire i graffiti o i murales dedicati a qualcuno o qualcosa di importare o semplicemente di leggere qualche citazioni o scoprire qualche poster incollato sotto i nostri portici, vedrete che anche i può piccoli troveranno, in quel mezzo espressivo, qualcosa che li rappresenti. 




sabato 9 maggio 2026

Le Bolognesi, le donne che somigliano alla città

 "Mamma, ma chi sono Le Bolognesi ?". 

Sono le donne che vivono la città, le trovi ancora sedute sui gradini di Piazza Maggiore a leggere un libro o tra le viuzze dai mattoni rossi che sfrecciano in bici o a prendere un caffè al bar. Sono in questa mostra di Antonio Masotti ospitata dalla Galleria Modernissimo. 

Una serie composta da più di 5500 fotografie, tra negativi e stampe di vario formato, raccolte tra i materiali conservati presso gli archivi della Cineteca e quelli provenienti dall’Archivio privato Antonio Masotti, ora inventariate e digitalizzate. 



"È come fare una passeggiata per Bologna", spiego ai miei figli che osservano le foto con curiosità e tante domande. "Ma perchè sono vestite strane?". Perchè queste bolognesi abitavano la città tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, eppure, a parte qualche particolare come gli abiti e la capigliatura, sembrano proprio ragazze di oggi perchè hanno negli occhi e nell'atteggiamento quel tipico modo di fare delle bolognesi: libere e indipendenti, forti, determinate e bellissime. Tanto da somigliare alle donne parigine, considerate tra le più chic al mondo. Voltando l'angolo, infatti, ci si trova immersi da la mostra Viva Varda, che abbiamo già visitato, e anch'essa dedicata ad una grande donna. 

I miei figli ritrovano i portici, gli angoli e le luci della città che diventano tutt' uno con queste bolognesi protagoniste viste dagli occhi innamorati di Antonio Masotti. Solo una piccola parte di questi scatti sono andati a confluire all’interno del volume Le Bolognesi, edito da Nuova Abes nel 1963, con testi di Riccardo Bacchelli e Massimo Dursi, ancora oggi ricordato come uno dei libri fotografici più rilevanti del genere. 

Ai bambini resta un omaggio elegante alla donna che cambia magari nel suo abbigliamento ma resta sempre uguale negli anni nel dare colore e rappresentare l'anima forte di una città. Le Bolognesi hanno gli occhi pieni e sinceri, hanno il passo deciso ed elegante e lo stile cittadino ma mai snob. 



All'uscita della mostra faccio ai miei figli la stessa domanda che mi hanno fatto loro all'ingresso: 

"Chi sono per voi le bolognesi?".

"Sono le cittadine di Bologna, quelle che somigliano alla città". 

In questa frase c'è tutto il senso di portare dei bambini a visitare questa mostra.








domenica 3 maggio 2026

MUBIT, la storia del Basket italiano raccontata ai bambini

 Tanti tanti anni fa, quando eravamo piccoli noi, Bologna era chiamata Basket City...

Inizia così, la nostra visita al MUBIT, il nuovo Museo del Basket Italiano inaugurato pochi giorni fa e interamente dedicato alla storia del basket italiano. 



Promosso dal Comune di Bologna e dalla Federazione Italiana Pallacanestro, e gestito da Fondazione Bologna Welcome, MUBIT ha scelto come casa il PalaDozza di Bologna, tempio della pallacanestro italiana e simbolo della passione cestistica. Un luogo storico che oggi diventa anche spazio di memoria, cultura sportiva e innovazione.

Portare due bambini cresciuti in una fase nuova del basket nazionale a visitare un museo dedicato agli anni d'oro e far loro scoprire la centralità che questo sport, soprattutto nella rivalità tra le due squadre di casa, Virtus e Fortitudo, aveva per Bologna tra gli anni 50 e gli anni 90 è stato davvero interessante. 



Il MUBIT, infatti, è pensato e curato in ogni suo aspetto per onorare la storia di uno degli sport di squadra più praticato dai bambini di tutto il mondo. Iniziando dalla scelta della sede, luogo iconico e fatto di partite leggendarie che hanno emozionato non solo i bolognesi ma l'Italia intera. Questo progetto culturale mira infatti a custodire un mito i chi meglio dei bambini, padroni del nostro futuro, possono e devono conoscere la storia del basket per continuare a seguirlo e amarlo. 

Visitando il Museo si scoprono cimeli, documenti inediti e immagini iconiche che hanno segnato la cultura sportiva del Paese.

Ma la cosa che in assoluto conquista di più i giovani visitatori è il coinvolgimento che il MUBIT riesce a trasmettere loro attraverso un’esperienza pulsante, dove il video, il suono dell'arena, le voci delle telecronache leggendarie e l’interattività cancellano il confine tra spettatore e giocatore. Le proiezioni dinamiche e video-wall che trasmettono le grandi azioni della storia del basket piacciono tantissimo ai bambini regalando il classico effetto wow. 

Grazie alle postazioni digitali i miei figli sono diventati allenatori per un giorno, approfondendo le tattiche e rivivendo i momenti che hanno reso grande il basket italiano.

L'ultima sala interattiva dove si insegnano i movimenti del basket è perfetta per i giovani visitatori facendoli sentire dentro allo sport e parte attiva del Museo.



Ogni pezzo del museo è pensato per arrivare a tutti, a chi è cresciuto con la passione per la pallacanestro e a chi, magari, si approccia solo ora. Si respira la storia ma anche il futuro. Viene voglia di rivivere l'emozione di quei grandi derby cittadini ma anche di scoprire le emozioni che ancora ci riserva questo sport tanto amato nella nostra città.

Consiglio di visitare questo museo con dei bambini, per il piacere di dire loro "io c'ero", ma anche per lasciare traccia di quello che è stato in tutta la passione che questo sport ancora ci può riservare. 



venerdì 1 maggio 2026

Artevento. Quando Fratello vento ti insegna la libertà

 Una volta l'anno la Riviera Romagnola sposta lo sguardo dal blu del mare all'azzurro del cielo.

Tutti col naso all'insù per ammirare i mille colori di Artevento, il Festival internazionale dell'Aquilone.

Ed è così che dei bambini abituati a tenere la testa bassa su smartphone e tablet, tirano su lo sguardo per restare a bocca aperta davanti ad uno dei giochi più antichi, semplici e magici mai esistiti: l'aquilone



L'edizione di quest'anno, che si svolge dal 23 aprile al 3 maggio sulla spiaggia di Pinarella tra le saline, la pineta e il mare, è dedicata a  “Fratello vento”

Oltre 200 artisti provenienti da più di 50 Paesi dei 5 Continenti e 2000 partecipanti spontanei internazionali colorano il cielo con i propri aquiloni. E se pensate all'aquilone come il classico rombo colorato vi sbagliate di grosso. Tra le nuvole, infatti, si aggirano balene giganti, alieni, personaggi dei fumetti e dei cartoni animati e ogni forma e misura che voi possiate anche solo immaginare. 

Questa 46esima edizione mira a promuovere la cura dell’ambiente e la fratellanza fra i popoli, celebrando il connubio tra arte e natura attraverso 4 temi interconnessi: gli 800 anni dalla morte di San Francesco, i 100 anni dal Nobel per la letteratura alla poetessa Grazia Deledda, il 40° anniversario del gemellaggio tra la Regione Emilia-Romagna e la Prefettura di Ibaraki in Giappone e il sodalizio tra ARTEVENTO e Circo Contemporaneo.

Per noi non è stata la prima volta. Eppure ogni edizione porta con sé emozioni diverse. In questi anni i miei bambini hanno imparato a far volare un aquilone, hanno scoperto che il vento può diventare amico dell'uomo e regalare giochi di danza meravigliosi, hanno scoperto che ci sono aquiloni talmente lunghi che "arrivano fino alla luna" e che anche questa è una forma d'arte.



Per questa edizione è stato scelto come ospite d’Onore il collettivo artistico Bimana dalla Colombia, che ha scelto proprio ARTEVENTO per il suo primeur in Europa, condividendo lo spirito del festival che ogni anno porta in rassegna i più innovativi creatori di forme nuove e inaspettate.

Le sue opere danno vita e colore alla nuova imperdibile attrazione del festival, la performance La Parata delle Creature, studiata ad hoc per questa edizione come una gioiosa, coinvolgente celebrazione collettiva ed immersiva della meraviglia della natura, in omaggio allo spirito rispettoso per tutti i suoi elementi insito nel Cantico francescano.

Coordinato dal vulcanico Alejandro Uribe, Bimana porterà a Cervia le sue grandi opere tridimensionali nate dall’intuizione di fondere il mondo delle 3D air creations, con quello del teatro di figura in una nuova modalità espressiva e performativa famosa in sud America, condividendo lo spirito del festival che ogni anno porta in rassegna i più innovativi ideatori di forme nuove e performance inaspettate.



Come alla fine di ogni evento chiedo sempre ai miei figli cosa hanno amato di più e cosa resterà loro, e questa volta la lista è davvero lunga: ci sono i personaggi che conoscono e amano che sono diventati enormi palloni volanti, le bandierine colorate sulla sabbia che, con l'aiuto del vento, hanno animato la spiaggia, e poi immancabili i giochi, il mare, il sole e la libertà che questo festival trasmette a tutti, grandi e piccini.

Grazie Artevento. Ci vediamo il prossimo anno!

domenica 26 aprile 2026

Siamo sempre pazzi di Sigurtà. Anche per la Tulipanomania!

Una distesa di tulipani di tutti i colori: gialli, rossi, bianchi. Un elegante giardino ricoperto di tonalità, profumi ed emozioni. Siamo chiaramente in Olanda...no no aspetta...cancella e ricomincia...ma quale Olanda ?? Siamo a due passi da Verona, nel fiabesco Parco Giardino di Sigurtà.



Esatto, siamo tornati a Sigurtà, perchè si torna sempre dove si è stati bene. Ma ora che i bambini sono cresciuti siamo venuti in una occasione diversa: niente feste dedicate ai più piccoli o cacce alle uova di Pasqua. Questa volta abbiamo puntato tutto sulla bellezza, sull'instagrammabile e sull'effetto wow.

Si chiude oggi, infatti, Tulipanomania, la più importante fioritura di tulipani in Italia, con oltre un milione di bulbi che fioriscono tra marzo e fine aprile/inizio maggio. Lo spettacolo offre 200 varietà di tulipani, inclusi aiuole galleggianti, show garden e panchine fiorite, attirando visitatori da tutto il mondo nei 60 ettari del parco.



Ogni volta che arriviamo in questo parco, che si trova a Valeggio sul Mincio, sembra sempre di entrare in un quadro di Monet. 

Tra iris, peonie, rose, le varietà più tardive dei tulipani e i magnifici allium si ammirano quadri cromatici accostati al verde brillante dei prati e alle sfumature più scure dei boschi secolari. E tra una corsa sul mozzafiato Grande Tappeto Erboso, una foto ad ognuno dei 18 laghetti, una tappa al polirinto e un salto per i bambini in fattoria viene fame e ci si ferma per un pic nic o un gelato in uno dei chioschi del Parco. 

La giornata, così, vola in un attimo e la primavera è ovunque: nei paesaggi, nei boccioli, negli odori naturali e anche nei suoni degli uccellini che volano liberi in questo paradiso in terra.



Cosa lascia nei bambini una gita a Sigurtà? Lascia i nomi dei fiori, il sentimento oramai raro di sorprendersi per le bellezze della natura, lascia un tempo lento con mamma e papà in un posto dove nulla è digitale e tutto è più reale. Ma lascia anche il bello negli occhi: per i colori, per le forme dei petali e per il solletichio dell'erba sulle gambe. 

Questo, e molto altro, è il Parco Giardino Sigurtà, e tornarci è sempre bellissimo. 




sabato 11 aprile 2026

Viva Varda! Il cinema è donna. Un viaggio nel tempo per i nostri bambini in Galleria Modernissimo

 



Immaginate di prendere due ragazzini di oggi, abituati al Cinema in 5D dall'esperieza  immersiva totale e catapultarli nell'arte cinematografica, artistica, politica e culturale  tra Novecento e Duemila. Immaginate di prendere queste menti un po' viziate dall'IA e, per mezzora, parlar loro della Nouvelle Vague, Jacques Demy, il teatro e i gatti, Fidel Castro, Jim Morrison, Jane Birkin, Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni, Madonna, Jean-Luc Godard.



È un piccolo viaggio nel tempo che si realizza scendendo le scale del Cinema Modernissimo di Bologna e, approdando alla Galleria che, dal 5 marzo 2026 al 10 gennaio 2027, ospita la mostra Viva Varda! Il cinema è donna, dedicata ad Agnès Varda (a cura di Florence Tissot, con la direzione artistica di Rosalie Varda e le scenografie di Giancarlo Basili), prodotta dalla Cineteca di Bologna e La Cinémathèque française, con il sostegno istituzionale di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Ministero della Cultura, in collaborazione con Ciné-Tamaris, con il main sponsor Gruppo Hera e gli sponsor Selenella e Coop Alleanza 3.0.

Un viaggio lungo 1.200 mq incentrato sulla figura unica della storia del cinema, dell’arte, della fotografia, della militanza politica e culturale, tra Novecento e Duemila: Agnès Varda. Prima regista donna a essere insignita dell’Oscar alla carriera (consegnatole da Angelina Jolie nel 2017), prima regista donna a vincere a Cannes, Venezia, Locarno, Berlino, San Sebastián, 

I giovani visitatori si trovano difronte a film, foto, installazioni, cimeli e costumi che li trascinano in un'epoca per loro totalmente, o in parte, sconosciuta. Scoprono un modo diverso di fare cinema, colori e abiti diversi ma anche miti diversi, forse più semplici e reali dei loro ma sicuramente più affascinanti. La parte preferita è senz'altro quella di ascoltare tratti dai suoi film o di interviste con le cuffie.

La mostra conduce tutti, ma in particolare i piccoli, a conoscere l’approccio di Agnès Varda alle immagini, all'apparenza diverse da quelle digitali di oggi, ma con un fil rouge che gli permette di apprezzarle, come l’autoritratto (oggi chiamato selfie), la fotografia (semplice e non ritoccata), e la pittura (di facile lettura), la sua idea di scrittura per il cinema (in particolare alla creazione di personaggi femminili profondi e sorprendenti), lo sguardo “sociale” e “nomade” dei suoi film (il gusto di documentare il mondo, gli sconvolgimenti politici e i mutamenti culturali) e una parte dedicata al rapporto tra Agnès e l’Italia dove anche i bambini possono riconoscere luoghi noti e vicini. 

Da questa mostra i più piccoli escono forse un po' più consapevoli di un cinema più semplice ma non per questo meno coinvolgente, di una figura di donna forte nella sua espressività e di personaggi e artisti di cui fino ad ora avevano solo sentito narrare nei discorsi di mamma, papà o dei nonni, che ora possono essere associati ad un'immagine e ad un periodo storico preciso. 




lunedì 6 aprile 2026

Facciamo più arte che parli ai bambini: “Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005)”

Ogni volta che i miei figli mi chiedono cosa sia l'arte non rispondo mai loro che è quella dei quadri, ma che è quello che arriva loro e che resta e dà frutto a nuova espressività. Che sia in un'opera convenzionale, oppure in una di protesta e di "urlo", fatta sui muri di una città. 

Per questa nuova visione artistica dobbiamo anche e sicuramente ringraziare Bansky e tutto il filone nato da lui, quello che oggi chiamiamo The School of Bristol
Proprio a loro e a questo contesto culturale e artistico è dedicata la mostra ospitata dal 27 marzo al 2 agosto a Palazzo Fava.  

L'esposizione, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, e prodotta da Opera Laboratori, ricostruisce per la prima volta in modo sistematico il contesto culturale, urbano e politico in cui è nato e si è sviluppato il linguaggio di Banksy.
Curata da Stefano Antonelli e Gianluca Marziani,Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005)” si avvale della curatela scientifica di Giovanni Argan e con oltre 300 opere si articola in un percorso di 32 sezioni affidate a protagonisti che, negli anni, sono stati al fianco di Banksy o ne hanno influenzato il percorso, tra cui Felix Braun, Tom Bingle, John Nation, Kye Thomas, Richard Jones e Christopher Chalkley.




Quando porti un bambino ad una mostra del genere corri un rischio, la classica domanda: "Mamma, ma non avevi detto che non si può disegnare sui muri? Perchè allora lui lo fa ?".
Devi allora spiegargli che l'arte può trovare vari mezzi per arrivare al suo pubblico, e se sceglie di comunicare in modo incisivo, alle volte può farlo anche imbrattando dei muri o lasciando messaggi forti, a volte anche crudi.
In molte delle opere di Banksy, ad esempio, vengono usate immagini di bambini, per lanciare messaggi contro le guerre o contro le violenze di vario genere. Le forze dell'ordine vengono spesso provocate e i potenti della terra derisi. Tutto questo fa parte di un filone artistico ben preciso, che nasce dalle origini di questo artista, nascosto dietro un tentativo, forse oggi venuto meno, di non diffondere la propria identità, che però gli ha dato l'impronta che lo ha reso unico e riconoscibile in tutto il mondo.



Abituati a girar per mostre, i miei figli restano sempre molto affascinati dallo stile e dai messaggi del writer britannico, considerato uno dei maggiori esponenti della street art.
La forza dei suoi lavori, definiti anche post-graffiti e guerrilla art sta, infatti, nell'utilizzare la dimensione stradale e pubblica e lo spazio urbano, per denunciare e documentare tematiche anche molto impegnative, come possono essere la guerra o lo sfruttamento minorile, utilizzando però sempre un taglio ironico e satirico. Un po' come quando noi genitori cerchiamo di affrontare temi "da grandi" con i nostri figli e lo facciamo usando parole semplici, o avvalendoci dell'aiuto di fiabe o cartoni animati che trattano quell'argomento, nello stesso modo Banksy, con la sua arte riesce a parlare ai più piccoli.


La mostra ospitata da Palazzo Fava si articola in trentadue sezioni, ricostruendo e inquadrando l’opera di Banksy all’interno del suo specifico contesto generativo, evidenziando il ruolo della cosiddetta “Scuola di Bristol”: un nucleo di artisti e protagonisti della scena locale – tra cui Robert Del Naja, Tom “Inkie” Bingle, Felix “Flx” Braun, Kyron “Soker” Thomas e Nick Walker – che hanno contribuito a definire il linguaggio e l’ambiente creativo da cui sono scaturite opere iconiche come Balloon Girl e Flower Thrower.

La mostra presenta oltre trecento tra opere, documenti originali e materiali d’archivio. Le sezioni sono affidate ad artisti e figure culturali che hanno condiviso con Banksy esperienze formative e progettuali nella Bristol degli anni Novanta.
La ricerca e il catalogo edito da Sillabe sono a cura di Giovanni Argan, con la supervisione di un comitato scientifico internazionale composto da studiosi tra i più autorevoli nel campo degli studi su Banksy.
Questa mostra è molto adatta ad un pomeriggio in famiglia diverso, per avvicinare i nostri figli all'arte, ma farlo con un linguaggio semplice che permetta loro di trovare stimoli e di riuscire a capire quello che l'artista voleva trasmettere.