Immaginate di prendere due ragazzini di oggi, abituati al Cinema in 5D dall'esperieza immersiva totale e catapultarli nell'arte cinematografica, artistica, politica e culturale tra Novecento e Duemila. Immaginate di prendere queste menti un po' viziate dall'IA e, per mezzora, parlar loro della Nouvelle Vague, Jacques Demy, il teatro e i gatti, Fidel Castro, Jim Morrison, Jane Birkin, Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni, Madonna, Jean-Luc Godard.
È un piccolo viaggio nel tempo che si realizza scendendo le scale del Cinema Modernissimo di Bologna e, approdando alla Galleria che, dal 5 marzo 2026 al 10 gennaio 2027, ospita la mostra Viva Varda! Il cinema è donna, dedicata ad Agnès Varda (a cura di Florence Tissot, con la direzione artistica di Rosalie Varda e le scenografie di Giancarlo Basili), prodotta dalla Cineteca di Bologna e La Cinémathèque française, con il sostegno istituzionale di Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Ministero della Cultura, in collaborazione con Ciné-Tamaris, con il main sponsor Gruppo Hera e gli sponsor Selenella e Coop Alleanza 3.0.
Un viaggio lungo 1.200 mq incentrato sulla figura unica della storia del cinema, dell’arte, della fotografia, della militanza politica e culturale, tra Novecento e Duemila: Agnès Varda. Prima regista donna a essere insignita dell’Oscar alla carriera (consegnatole da Angelina Jolie nel 2017), prima regista donna a vincere a Cannes, Venezia, Locarno, Berlino, San Sebastián,
I giovani visitatori si trovano difronte a film, foto, installazioni, cimeli e costumi che li trascinano in un'epoca per loro totalmente, o in parte, sconosciuta. Scoprono un modo diverso di fare cinema, colori e abiti diversi ma anche miti diversi, forse più semplici e reali dei loro ma sicuramente più affascinanti. La parte preferita è senz'altro quella di ascoltare tratti dai suoi film o di interviste con le cuffie.
La mostra conduce tutti, ma in particolare i piccoli, a conoscere l’approccio di Agnès Varda alle immagini, all'apparenza diverse da quelle digitali di oggi, ma con un fil rouge che gli permette di apprezzarle, come l’autoritratto (oggi chiamato selfie), la fotografia (semplice e non ritoccata), e la pittura (di facile lettura), la sua idea di scrittura per il cinema (in particolare alla creazione di personaggi femminili profondi e sorprendenti), lo sguardo “sociale” e “nomade” dei suoi film (il gusto di documentare il mondo, gli sconvolgimenti politici e i mutamenti culturali) e una parte dedicata al rapporto tra Agnès e l’Italia dove anche i bambini possono riconoscere luoghi noti e vicini.
Da questa mostra i più piccoli escono forse un po' più consapevoli di un cinema più semplice ma non per questo meno coinvolgente, di una figura di donna forte nella sua espressività e di personaggi e artisti di cui fino ad ora avevano solo sentito narrare nei discorsi di mamma, papà o dei nonni, che ora possono essere associati ad un'immagine e ad un periodo storico preciso.



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