domenica 25 gennaio 2026
Nerd Show. Il mondo della Gen Alpha e Z che piace anche alla Generazione X e Y
Uscire dalla realtà. Prendere mondi paralleli, fantastici, dove sotto i piedi hai dei super buster, nelle mani dei mega pugni e il tuo kart raggiunge velocità supersoniche.
Per un pomeriggio si può. Torna, il 24 e 25 gennaio, in Fiera a Bologna il Nerd Show un vero e proprio festival del fumetto e della cultura pop che guida il visitatore per oltre 35 mila metri quadrati di intrattenimento, stand a tema gadget e comics, show dal vivo, games e videogames, manga e animazione, cosplay e attività di ogni tipo.
Noi, genitori a cavallo tra la Gen Alpha e la Gen Z, ci troviamo a dover comprendere questo nuovo mondo fantastico che, se gestito bene, ha diritto di esistere nella vita dei nostri figli come una grande risorsa artistica.
Il Nerd Show, infatti, non è solo videogame ma anche la presenza di grandi fumettisti che realizzano strisce sotto i nostri occhi e interviste a grandi talenti del mondo dello spettacolo e della musica come Cristina D’Avena, Giorgio Vanni e tantissimi altri.
In realtà, quando entri al Nerd scopri che le generazioni coinvolte sono molte di più: ci sono persone di tutte le età vestite con abiti dei loro Anime preferiti, veterani della mia epoca appassionati di saghe come Star Wars o Star Trek. Ma anche bambini che con i papà si sfidano nelle console anni '80.
Questa fiera è una delle poche, diciamolo, che riesce a radunare più generazioni insieme. Forse per questo è oramai diventata tradizione portarci i miei figli, Gen Alpha e Z.
Girando per gli stand è divertente mostrare loro personaggi o videogiochi con i quali siamo cresciuti noi, ma che oggi prendono nuove forme, tipo Super Mario o le Tartarughe Ninja.
C'è chi preferisce fermarsi nell'area mattoncini colorati e provare a sfidare il fratello nella costruzione più alta, chi viene attratto dagli incontri di wrestling dove i personaggi dei fumetti, degli anime e delle serie tv salgono sul ring per affrontarsi in una due giorni non-stop di imperdibili scontri, è chi ancora si fa trascinare dal k-pop di KST – Kpop Show Time, uno spazio dove si balla, con la Random Play Dance e lo showcase dedicato ai ballerini!
Altro che sfide generazionali. Al Nerd si divertono proprio tutti!
domenica 11 gennaio 2026
K.O. Al Teatro Testoni la gestione della rabbia diventa arte
È una delle prime cose che ti trovi a dover insegnare a tuo figlio quando sei un genitore: come gestire la rabbia.
"Non devi picchiare il tuo amichetto, non devi lanciare il giocattolo, non devi urlare o piangere disperato, non devi mordere..."
Ma raramente siamo riusciti a spiegare al nostro bambino come trasformare questa rabbia in altro e quali conseguenze potrebbe avere se venisse manifestata attraverso la violenza.
Il teatro, in uno spettacolo messo in scena
dalla compagnia Teatrodistinto di Alessandria e ospitato da La Baracca del Testoni Ragazzi, ci aiuta a farlo. Con l'arte tutto sembra essere più semplice da dire, e noi genitori a volte (o spesso) abbiamo bisogno di chi parli per noi.
Pensato per bambini dai 6 ai 10 anni, lo spettacolo K.O porta sul palcoscenico, grazie al gioco del teatro, una serie di metaforici rounds in cui i due protagonisti, Elio e Francesco, provano a competere e indagano le possibili conseguenze della loro rabbia attraverso le tracce che restano sul corpo.
I due attori, dopo aver creato insieme un ring di legno e corde, decidono di trovare strade nuove e creative per sublimare le proprie pulsioni aggressive, trasformandole in espressione artistica.
L’emotività intensa, talvolta ingestibile, che li muove trova spazio nella danza, nel colore, nel gioco come antidoti alla violenza e alla solitudine. Proprio come succede ai nostri figli quando si arrabbiano e noi chiediamo loro di mostrarci la loro ira in un disegno o mettersi a cantare la loro canzone preferita. Quante volte l'abbiamo fatto? Quante volte ha funzionato e quante invece abbiamo fallito?
L'arte stasera parla ai nostri bambini, seduti sulle poltroncine del Teatro Testoni Ragazzi, e lo fa coinvolgendoli in una sorta di rito, fatto di piccoli dettagli che catturano l’attenzione, attraverso il quale prendono forma sfaccettature e sfumature dell’essenza umana.
I miei figli, di 11 e 9 anni, mi hanno chiesto di venire a vedere questo spettacolo perchè hanno visto da poco tutti i film della saga cinematografica di Rocky Balboa. Sono stata felice di portarli ad assistere a questo ring che non ha nulla a che fare con la violenza ma, al contrario, parla di quella parte di fragilità che c'è in ogni persona e che la rende vulnerabile.
Dentro di noi vive un’aggressività da conoscere e gestire, per non averne paura. Credo sia bellissimo che questi uomini di domani imparino a trasformare momenti di ira che sicuramente li travolgeranno in alcune situazioni della proprio vita, sentimentale o lavorativa, e a farla diventare una espressione creativa di loro stessi.
sabato 10 gennaio 2026
Negli appartamenti di Palazzo d'Accursio: le Collezioni Comunali d’Arte
Entri a Palazzo d'Accursio, sede del Comune della città di Bologna, e come per magia scopri un appartamento nel palazzo, con una raccolta che comprende non solo dipinti, dal Medioevo fino ai giorni nostri, ma anche oggetti d’arte, mobili, porcellane, tessuti, pizzi, ricami, miniature e importanti crocifissi lignei. Lo chiamano “museo arredato”, ma in realtà era l’ex appartamento invernale dei Cardinali Legati.
Oggi scopriamo un altro tesoro del nostro Palazzo comunale. Entriamo in un luogo dove le sale che mantengono intatte le decorazioni originarie e in cui l’arredo è protagonista. Tutto questo lascia sorpresi anche i piccoli visitatori che si affacciano quasi in punta di piedi in questo luogo che pensavano fosse solo la sede degli uffici del Sindaco. E invece Palazzo d'Accursio non finisce mai di stupirci. Lo scorso anno abbiamo visitato la Torre dell'orologio, con le sue enormi campane e le sue strette scale di legno.
Oggi siamo invece nelle Collezioni Comunali d’Arte che datano 1936.
La sala che più colpisce i miei figli è quella Urbana, risalente al 1630 e restaurata nel 2013-14. È una delle più importanti opere del barocco bolognese e la decorazione araldica che ne riveste le pareti, composta da 188 stemmi e tre scene figurate, l’ha resa nota anche come Sala degli Stemmi. I piccoli fanno domande sul significato e sulle casate che essi rappresentano e restano affascinati da disegni e colori.
Ma ce n'è anche per i più grandi, in particolare con due opere: Ruth (1835), capolavoro di Francesco Hayez, che interpreta il soggetto biblico accentuandone la bellezza sensuale, velata di malinconia e Mercurio dà a Paride la mela d’oro, famosissimo dipinto di Donato Creti che esalta la posa di Paride ispirata al Sansone di Guido Reni. Sia il dipinto di Creti sia quello di Reni furono esposti insieme in questo palazzo dal 1745 all’arrivo di Napoleone, nel 1796.
Ma, va detto, la cosa per cui in assoluto la visita vale il prezzo del biglietto è la vista, che offre una visione dall'alto di Palazzo Re Enzo, via Rizzoli e le Due Torri. Un luogo da cui è impossibile non fare delle foto.
Una visita che arricchisce qualunque cittadino bolognese e porta bellezza e conoscenza nelle piccole menti.
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