sabato 7 febbraio 2026
Art Week part 2. Riflettere con l'arte
Riflettere. E nel riflettere, trovare mille lati di se stessi, mille forme del nostro carattere e della nostra personalità.
L'arte mi aiuta sempre ad affrontare discorsi anche complicati con i miei figli. L'istallazione ospitata nella cortile della Biblioteca dell'Archiginnasio in occasione di Art Week dal titolo SELLOS DE IDENDIDAD – Francobolli d’identità di Joan Crous per do ut do 2026 – Identità, aiuta ad affrontare questo difficile tema.
Appena entri nell'elegante cortile dell'Archiginnasio, questa opera, composta da bicchieri, vetri e specchi, ti cattura immediatamente. Sarà la luce del sole che crea colori interessanti o la voglia di ritrovare il proprio riflesso in uno degli specchi triangolari posti di lato.
Subito i bambini iniziano a chiedersi cosa rappresenti e perchè quei bicchieri siano stati messi in quella posizione.
L’opera mette in dialogo simbolico e reale: nella stanza di vetro lo spazio è rappresentazione, all’esterno lo spettatore diventa protagonista, riflettendosi negli specchi. Un’identità che non è mai isolata, ma radicata nel contesto e nella memoria collettiva, riconoscibili nei mattoni e nelle effigi del chiostro. Ogni individuo ha un’identità unica, fatta di sfumature irripetibili. Ma è solo nel confronto con l’altro che possiamo riconoscerci e definirci davvero.
È più facile, davanti a questa opera, spiegare ai miei figli come noi somigliamo agli specchi e bicchieri che, pur avendo una loro identità, talvolta riflettono le immagini di chi si trova accanto a loro.
Si ritroveranno nella vita, nonostante caratteri forti e decisi, a prendere decisioni influenzati da un amico o da un amore. A volte se ne pentiranno, rendendosi conto che non era la scelta giusta per loro, altre tali scelte cambieranno totalmente la rotta della propria vita. Ma quella forma originaria, il nucleo di tutto, resterà e farà sempre parte di loro.
venerdì 6 febbraio 2026
L'Art Week. Facciamo vivere i nostri figli nell'arte
"Beato chi ha l'occhio ladro ovunque vede un quadro e come i pittori vive rubando forme e colori" Marcello ArgilliImmagina di far vivere i tuoi figli in una città fatta d'arte, dove in ogni luogo vive una mostra, una esposizione creativa, una forma artistica. Dal 5 all'8 febbraio, a Bologna, è possibile. Torna, infatti, per la quattordicesima edizione, ART CITY Bologna, il programma di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna, con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera, con la direzione artistica di Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna. Noi abbiamo scelto di seguire due mostre, entrambe in via San Felice. La prima mostra, dal titolo Open Space, viene ospitata da Palazzo Pallavicini con la direzione artistica di Giulia Di Terlizzi, e nasce con l’obiettivo di valorizzare e promuovere progetti artistici contemporanei nel periodo di maggiore vitalità della stagione culturale bolognese. Gioiellino nel cuore della città, infatti, il Palazzo conserva affreschi e bellezze artistiche e artichettoniche nascoste nel suo cortile interno. In ogni sala opere di artisti e stili vari riempiono gli occhi dei visitatori. Arte moderna che regala idee, bellezza e creatività anche agli occhi più piccoli. Subito dopo ci siamo diretti verso l'evento più atteso: l'apertura al pubblico dell’ex chiesa di San Nicolò di San Felice. Dopo anni di chiusura il luogo, sconsacrato, torna offrendo alla città uno spazio storico sospeso, in attesa di una nuova forma e di una futura destinazione. L'emozione di entrare in questo luogo è forte e l'impatto potente. Il cielo aperto, gli affreschi, le opere. Art Week resta uno degli eventi più belli e vivi per Bologna.
martedì 3 febbraio 2026
"Non si è mai abbastanza democratici". Così, bimbi, Bologna diventa anche vostra
Bologna che cresce. Bologna che partecipa. Bologna che diventa e resta democratica. Bologna fatta dai suoi cittadini.
È quanto emerge dalla nuova mostra ospitata nella Piazza coperta della Salaborsa dal titolo A misura d’uomo- nella Bologna di Renato Zangheri (1970-1983), dedicata alla vita e all’operato di Zangheri come amministratore pubblico e dirigente politico, in occasione del centenario della sua nascita.
Bisognerebbe portarci le scuole ad una mostra così. Una mostra che racconta, attraverso documenti sia cartacei che multimediali, lo sviluppo e la crescita della città e riflette sul futuro che ci attende.
Appena arrivi, l'esposizione ti accoglie con una carrellata di iniziative promosse da Renato Zangheri nel suo ruolo di Sindaco: il governo del territorio, l’equilibrio tra città e campagna; il recupero del centro storico; i servizi ai cittadini e alle imprese; le politiche culturali; fino al ruolo di Bologna nel contesto internazionale.
Il percorso prosegue con la parte più politica: raccontando la programmazione democratica degli spazi e dei servizi, la partecipazione dei cittadini e le anticipazioni sulle libertà civili.
Tra i documenti spiccano le locandine dei concerti storici come quello dei Clash e di altri eventi culturali che, diciamolo, ci mettono anche un po' di malinconia.
Io porterò i miei figli a questa mostra per mostrare loro la Bologna che c'era, quella che è diventata ma anche quella che potrebbe diventare se solo non dimentichiamo i nostri punti saldi: la partecipazione, la condivisione, il rispetto per le idee di tutti e la mentalità democratica.
domenica 25 gennaio 2026
Nerd Show. Il mondo della Gen Alpha e Z che piace anche alla Generazione X e Y
Uscire dalla realtà. Prendere mondi paralleli, fantastici, dove sotto i piedi hai dei super buster, nelle mani dei mega pugni e il tuo kart raggiunge velocità supersoniche.
Per un pomeriggio si può. Torna, il 24 e 25 gennaio, in Fiera a Bologna il Nerd Show un vero e proprio festival del fumetto e della cultura pop che guida il visitatore per oltre 35 mila metri quadrati di intrattenimento, stand a tema gadget e comics, show dal vivo, games e videogames, manga e animazione, cosplay e attività di ogni tipo.
Noi, genitori a cavallo tra la Gen Alpha e la Gen Z, ci troviamo a dover comprendere questo nuovo mondo fantastico che, se gestito bene, ha diritto di esistere nella vita dei nostri figli come una grande risorsa artistica.
Il Nerd Show, infatti, non è solo videogame ma anche la presenza di grandi fumettisti che realizzano strisce sotto i nostri occhi e interviste a grandi talenti del mondo dello spettacolo e della musica come Cristina D’Avena, Giorgio Vanni e tantissimi altri.
In realtà, quando entri al Nerd scopri che le generazioni coinvolte sono molte di più: ci sono persone di tutte le età vestite con abiti dei loro Anime preferiti, veterani della mia epoca appassionati di saghe come Star Wars o Star Trek. Ma anche bambini che con i papà si sfidano nelle console anni '80.
Questa fiera è una delle poche, diciamolo, che riesce a radunare più generazioni insieme. Forse per questo è oramai diventata tradizione portarci i miei figli, Gen Alpha e Z.
Girando per gli stand è divertente mostrare loro personaggi o videogiochi con i quali siamo cresciuti noi, ma che oggi prendono nuove forme, tipo Super Mario o le Tartarughe Ninja.
C'è chi preferisce fermarsi nell'area mattoncini colorati e provare a sfidare il fratello nella costruzione più alta, chi viene attratto dagli incontri di wrestling dove i personaggi dei fumetti, degli anime e delle serie tv salgono sul ring per affrontarsi in una due giorni non-stop di imperdibili scontri, è chi ancora si fa trascinare dal k-pop di KST – Kpop Show Time, uno spazio dove si balla, con la Random Play Dance e lo showcase dedicato ai ballerini!
Altro che sfide generazionali. Al Nerd si divertono proprio tutti!
domenica 11 gennaio 2026
K.O. Al Teatro Testoni la gestione della rabbia diventa arte
È una delle prime cose che ti trovi a dover insegnare a tuo figlio quando sei un genitore: come gestire la rabbia.
"Non devi picchiare il tuo amichetto, non devi lanciare il giocattolo, non devi urlare o piangere disperato, non devi mordere..."
Ma raramente siamo riusciti a spiegare al nostro bambino come trasformare questa rabbia in altro e quali conseguenze potrebbe avere se venisse manifestata attraverso la violenza.
Il teatro, in uno spettacolo messo in scena
dalla compagnia Teatrodistinto di Alessandria e ospitato da La Baracca del Testoni Ragazzi, ci aiuta a farlo. Con l'arte tutto sembra essere più semplice da dire, e noi genitori a volte (o spesso) abbiamo bisogno di chi parli per noi.
Pensato per bambini dai 6 ai 10 anni, lo spettacolo K.O porta sul palcoscenico, grazie al gioco del teatro, una serie di metaforici rounds in cui i due protagonisti, Elio e Francesco, provano a competere e indagano le possibili conseguenze della loro rabbia attraverso le tracce che restano sul corpo.
I due attori, dopo aver creato insieme un ring di legno e corde, decidono di trovare strade nuove e creative per sublimare le proprie pulsioni aggressive, trasformandole in espressione artistica.
L’emotività intensa, talvolta ingestibile, che li muove trova spazio nella danza, nel colore, nel gioco come antidoti alla violenza e alla solitudine. Proprio come succede ai nostri figli quando si arrabbiano e noi chiediamo loro di mostrarci la loro ira in un disegno o mettersi a cantare la loro canzone preferita. Quante volte l'abbiamo fatto? Quante volte ha funzionato e quante invece abbiamo fallito?
L'arte stasera parla ai nostri bambini, seduti sulle poltroncine del Teatro Testoni Ragazzi, e lo fa coinvolgendoli in una sorta di rito, fatto di piccoli dettagli che catturano l’attenzione, attraverso il quale prendono forma sfaccettature e sfumature dell’essenza umana.
I miei figli, di 11 e 9 anni, mi hanno chiesto di venire a vedere questo spettacolo perchè hanno visto da poco tutti i film della saga cinematografica di Rocky Balboa. Sono stata felice di portarli ad assistere a questo ring che non ha nulla a che fare con la violenza ma, al contrario, parla di quella parte di fragilità che c'è in ogni persona e che la rende vulnerabile.
Dentro di noi vive un’aggressività da conoscere e gestire, per non averne paura. Credo sia bellissimo che questi uomini di domani imparino a trasformare momenti di ira che sicuramente li travolgeranno in alcune situazioni della proprio vita, sentimentale o lavorativa, e a farla diventare una espressione creativa di loro stessi.
sabato 10 gennaio 2026
Negli appartamenti di Palazzo d'Accursio: le Collezioni Comunali d’Arte
Entri a Palazzo d'Accursio, sede del Comune della città di Bologna, e come per magia scopri un appartamento nel palazzo, con una raccolta che comprende non solo dipinti, dal Medioevo fino ai giorni nostri, ma anche oggetti d’arte, mobili, porcellane, tessuti, pizzi, ricami, miniature e importanti crocifissi lignei. Lo chiamano “museo arredato”, ma in realtà era l’ex appartamento invernale dei Cardinali Legati.
Oggi scopriamo un altro tesoro del nostro Palazzo comunale. Entriamo in un luogo dove le sale che mantengono intatte le decorazioni originarie e in cui l’arredo è protagonista. Tutto questo lascia sorpresi anche i piccoli visitatori che si affacciano quasi in punta di piedi in questo luogo che pensavano fosse solo la sede degli uffici del Sindaco. E invece Palazzo d'Accursio non finisce mai di stupirci. Lo scorso anno abbiamo visitato la Torre dell'orologio, con le sue enormi campane e le sue strette scale di legno.
Oggi siamo invece nelle Collezioni Comunali d’Arte che datano 1936.
La sala che più colpisce i miei figli è quella Urbana, risalente al 1630 e restaurata nel 2013-14. È una delle più importanti opere del barocco bolognese e la decorazione araldica che ne riveste le pareti, composta da 188 stemmi e tre scene figurate, l’ha resa nota anche come Sala degli Stemmi. I piccoli fanno domande sul significato e sulle casate che essi rappresentano e restano affascinati da disegni e colori.
Ma ce n'è anche per i più grandi, in particolare con due opere: Ruth (1835), capolavoro di Francesco Hayez, che interpreta il soggetto biblico accentuandone la bellezza sensuale, velata di malinconia e Mercurio dà a Paride la mela d’oro, famosissimo dipinto di Donato Creti che esalta la posa di Paride ispirata al Sansone di Guido Reni. Sia il dipinto di Creti sia quello di Reni furono esposti insieme in questo palazzo dal 1745 all’arrivo di Napoleone, nel 1796.
Ma, va detto, la cosa per cui in assoluto la visita vale il prezzo del biglietto è la vista, che offre una visione dall'alto di Palazzo Re Enzo, via Rizzoli e le Due Torri. Un luogo da cui è impossibile non fare delle foto.
Una visita che arricchisce qualunque cittadino bolognese e porta bellezza e conoscenza nelle piccole menti.
domenica 28 dicembre 2025
La Pinacoteca di Bologna negli occhi dei bambini
Ritrovarsi davanti ad opere dal valore inestimabile, e sentirsi piccoli. È la grandezza che porta con se l'arte. Anche dopo secoli.
Opere colorate e potenti nell'espressione. Quadri maestosi. Dipinti che trasmettono emozioni e sensazioni.
La Pinacoteca di Bologna è un luogo dove possono e devono venire anche i bambini. Con la loro visione del mondo, moderna, estrosa e veloce, riescono a reinterpretare opere medievali, dipinti potenti e dal significato religioso anche impegnativo.
Eppure i loro occhi si soffermano sulle espressioni, sui personaggi meno scontati come un cane o il diavolo, sui colori vivaci.
Così la visita post natalizia alla Pinacoteca diventa una occasione per alimentare la creatività e seminare amore per l'arte di uomini adulti.
Magari la visita si fa più veloce, i divanetti diventano luogo di passaggio obbligato e i quadri trovano anche un aspetto comico. Ma questo mi piace. Perchè guardare il mondo dai vostri occhi è, per me, sempre affascinante.
lunedì 22 dicembre 2025
Un viaggio sulla Luna, da Piazza Maggiore. I megaliti di Iwagumi – Dismisura
Ieri sera ho portato i miei figli a fare un giro sulla Luna, e ritorno.
È successo in Piazza Maggiore, a Bologna, alle 18 dell'ultima domenica prima di Natale.
Nei giorni precedenti pian piano tutto era stato preparato e nei miei giri in centro avevo visto mettere le prime rocce gonfiabili proprio sul Crescentone difronte alla Basilica di San Petronio.
Poi le polemiche, i Meme, i commenti sui social. Tutto sembrava presagire un flob per questa iniziativa artistica che, per le cinque sere natalizie, avrebbe occupato il cuore della città.
Eppure sono quelle iniziative che è un peccato perdersi, soprattutto se hai due figli curiosi. Forse perchè a me piace guardare e viverle le cose prima di criticarle.
E così ci siamo messi lì ad aspettare, sotto una pioggerellina non fredda.
La gente era tantissima e tutti erano pronti a immortalare in selfie e video questa esperienza.
Quando il grande Orologio della piazza ha scandito le 18 la musica del pianoforte e la voce di un soprano hanno acceso i 19 megaliti di Iwagumi – Dismisura.
Ed è partito il gioco per i bambini, ma non solo: passare tra le rocce, toccarle, appoggiarcisi sopra e lasciarsi illuminare dai loro colori vivaci.
Una atmosfera di innaturale calma è calata. Nessuno sembrava più indispettito da questi grandiosi ospiti e tutti, col telefonino in mano, cercavano di cogliere il senso di quest'arte: portare la grandiosità della natura in una piazza cittadina. E farlo con suoni e colori.
Mi piacciono queste iniziative che uniscono la città, mi piace portare i miei figli a fare esperienze irripetibili che li fanno riflettere anche su quante forme d'arte ed espressione esistano al mondo.
sabato 20 dicembre 2025
Il Villaggio delle fiabe a Natale
Entrare in un mondo fatato fatto di fiabe. E farlo nel periodo più magico dell'anno; il Natale.
Il Villaggio di Sinflora quest'anno è dedicato a tre storie amatissime dai piccoli.
Il viaggio ha inizio nel Paese delle Meraviglie con la Regina di Cuori, le giardie Carte da gioco e la coniglietta. Una battaglia, un canto e qualche regola prima di passare al sogno successivo. Quello più dolce di Willy Wonka nella sua fabbrica di cioccolata. Con le musiche originali dell'ultimo film e una scenografia da far venire l'acquolina in bocca, i piccoli viaggiatori si lasciano coinvolgere.
L'ultima tappa prima di raggiungere Babbo Natale è quella con il regno di ghiaccio di Elsa che naturalmente intona la canzone che tutte le bimbe sotto i 13 anni conoscono a memoria.
Lì i protagonisti si riuniscono sul palco per celebrare la gioia del Natale e accompagnarci nella casa di Babbo Natale.
Tutti riuniti i bambini entrano nel treno per raggingere la casa di Babbo Natale con la fabbrica, il letto e la toilette da cui dallo spioncino si vede il papà del Natale sul gabinetto con il giornale.
domenica 30 novembre 2025
Un viaggio nella Graphic Japan. Da Hokusai al Manga
Cosa succede se porti due ragazzini appassionati di Anime ad una mostra dedicata all'arte grafica giapponese? Apri loro un mondo, molto più vasto. Alimenti una passione e le fai mettere radici solide.
Quando ho letto dell'arrivo di Graphic Japan. Da Hokusai al Manga ospitato al Museo Civico Archeologico, con MondoMostre, fino al 6 aprile 2026, ho subito deciso di portarci i miei figli. Lettori e spettatori accaniti di Dragon Ball, One Peace a molte altre Anime più e meno note, Riccardo e Lorenzo hanno subito accolto l'idea con grande eccitazione.
È la prima volta che l'Italia accoglie una mostra che ripercorre le tappe fondamentali della grafica giapponese che parte dal periodo Edo (1603-1868) e conduce fino ai nostri giorni.
Il percorso espositivo si articola in quattro grandi sezioni tematiche: Natura, Figure, Segno e Giapponismo contemporaneo con oltre 200 opere stampate in silografia, libri, album, manifesti e mascherine (katagami) per tessuti oltre a oggetti d’alto artigianato, offrendo una narrazione stratificata dell’evoluzione della grafica giapponese che incrocia le arti, dalla calligrafia alla tipografia, dal disegno al design, dalle arti applicate fino alla moda, al cinema, al teatro e al fumetto.
Uccelli, pesci, cerbiatti e conigli attirano anche i più piccoli.
Graphic Japan. Da Hokusai al Manga presenta i temi e gli artisti più rilevanti delle diverse epoche chiave del percorso evidenziando l’evoluzione del tratto, delle tecniche, dei materiali, dei soggetti, così come il cambiamento d’uso e la capacità di innovare nel solco della tradizione, mantenendo l’essenza visiva riconoscibile propria della cultura del Sol Levante.
Fin da subito l'esposizione ti assorbe completamente con opere che sembrano di facile comprensione e quindi facilmente fruibili anche per due bambini, ma in realtà nasconde arte, studio, eleganza e precisione incredibile. Giochi di simmetrie, colori coinvolgenti e disegni onirici.
La parte che senza ombra di dubbio ha coivolto di più i miei figli è stata quella dedicata all'evoluzione della storia dei Manga, che in Giappone sono praticamente una religione. Dietro a quelli che noi "volgarmente" chiamiamo fumetti, in realtà c'è molto di più: arte, studio, contemplazione e storia. Un muro pieno di libri Anime in giapponese, dai primi a quelli più recenti.
I Manga in Giappone influenzano le vite delle nuove generazioni, sia per scelte stilistiche e di moda: come vestirsi, come tagliare i capelli o quali accessori indossare, sia per vere e proprie scelte di vita: addirittura i ragazzini della Gen Z rinuncerebbero ai rapporti sessuali perchè follemente innamorati del loro personaggio Manga preferito. Una ricerca mostra che metà dei giovani non ha alcuna esperienza intima entro i 25 anni e che uno su dieci arriva a 30 senza averne avuta una. Molti raccontano di innamorarsi dei personaggi degli Anime al punto da sostituire del tutto le relazioni reali.
I miei ragazzi hanno cercato di riconoscere i personaggi, conosciuto meglio la crescita di questo fenomeno e apprezzato lo stile del disegno che negli anni è sempre migliorato e cresciuto.
Usciamo da questa mostra con una passione rimpolpata per l'arte grafica giapponese, per gli Anime, i fumetti e il disegno.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)






















