venerdì 27 giugno 2025
Una illusione a bocca aperta. Il Museo delle Illusioni di Bologna
Non illuderti di uscirne senza aver detto almeno cinque "wow", aver scattato almeno una decina di foto ed essere stati "ingannati" da qualche effetto ottico.
Il nostro viaggio nel Museo delle Illusioni di Bologna inizia con quadri ed opere esposte che giocano con geometrie e forme senza bisogno di effetti speciali. Due bambini cresciuti con il 4D restano immobili davanti ad opere del 500 di Arcimboldo che utilizza frutta e verdura per formare visi o a quelle meticolose e geometriche dell'olandese Escher.
Nelle sale successive si cambia registro e il viaggio diventa un gioco con stanze che ci danno l'impressione di essere sottosopra, specchi che ci confondono e proiezioni che ci portano in mondi impossibili. Un museo fatto apposta per giovani menti curiose, che amano lasciarsi confondere e sorprendere per immaginare ancora di più.
Andando avanti l'esposizione trova forse la sua parte più complessa. Ogni effetto viene spiegato. Si racconta della sua genesi e del suo perché in modo che i bambini apprendono mentre visitano. E i visi si mescolano, le dimensioni si scambiano e il mondo esterno per circa un'oretta sparisce, perché troppo scontato.
Ciliegina sulla torta per chi visita il Museo delle Illusioni con dei bambini, è la Realtà virtuale. Per i più piccoli vengono consigliate due esperieze: quella delle montagne russe e il jett a propurzione. Entrambe le esperienze sono completamente immersive e amatissime dai bambini che ci credono, le sentono e con i loro urletti dimostrano di esserci completamente dentro.
Bellissima l'esperieza per un bambino di venire a visitare il Museo con la propria macchina fotografica per gustarsi il percorso con gli effetti e il gioco di proporzioni.
Un museo, quello delle Illusioni, che non smette mai di sorprendere e piacere !
venerdì 20 giugno 2025
Diabolik, il ladro che piace ancora ai bambini
Nessuna cosa al mondo potrebbe darmi l'esaltazione che mi dà l'idea di combattere contro il mondo intero... (Diabolik, da L'assassino dai 1000 volti, 1964)
Quando un personaggio forte e affascinante come Diabolik incontra due giovani menti creative in via di sviluppo nasce un pomeriggio stimolante e produttivo.
Ho portato i miei due figli a visitare la mostra su Diabolik ospitata da Palazzo Pallavicini a Bologna.
Un viaggio nella storia di Diabolik partendo dalla sua ideazione fino a giungere alla sua rivisitazione, passando attraverso i personaggi, la sua amata Eva, le sue Jaguar E-Type e le sue armi.
E anche le nuove generazioni, figlie dell'intelligenza artificiale che realizza personaggi a misura di pubblico, si fanno trasportare dal ladro dagli occhi color ghiaccio, creato nel 1962 dalle sorelle Giussani.
Con lui nasce il fumetto nero, che nella mostra viene esposto in un'intera sala dove sono presenti tutti gli albi pubblicati dalle origini a oggi, tra cui “Il re del terrore”, il prezioso e raro numero 1.
Difronte a questo muro di fumetti i miei figli sono rimasti colpiti dai titoli, dalle copertine e dell'eleganza sempre diabolica.
La seconda parte della mostra si divide per temi: i personaggi, soprattutto le sue bellissime donne; Diabolik ed Eva, dove si racconta della loro relazione; la Jaguar, coi modellini; Il Re del Terrore, il primo numero e Visto da lontano. Bellissima anche la stanza con la proiezione che ti fa entrare nel suo mondo.
Non è un supereroe di quelli con poteri da super effetti di adesso, non è neppure una immagine positiva e impeccabile, le sue parti nobili le devi cercare nel suo amore per Eva Kant e nella precisione maniacale che mette in ogni colpo. Eppure alle nuove generazioni piace. Piace il fumetto e la sua evoluzione. Piace il suo fascino nascosto dietro una semplice tuta nera e i suoi mille gadget.
Il tutto è facilitato dalla logica con la quale il materiale viene esposto, in sale che lo rappresentano, scure ed eleganti.
Ancora una volta Palazzo Pallavicini vince la sua scommessa esponendo un personaggio di enorme fascino ma anche di grande discussione, che negli anni ha saputo ricrearsi, superare i confini nazionali e mostrarsi in mille nuove interpretazioni passando dal fumetto al Cinema.
sabato 17 maggio 2025
Siamo nati per camminare: quando il Sindaco chiede aiuto ai bambini
Ma quanto sarebbe bella Bologna se tutti i bimbi andassero a scuola in bici?
Nasce cosi il progetto “Siamo nati per camminare” promosso dal Comune di Bologna, ideato e coordinato dal Ceas Centro Antartide di Bologna insieme ai Genitori Antismog di Milano, per promuovere la mobilità sostenibile nel tragitto che porta i bimbi alla scuola primaria e i ragazzi alla scuola secondaria di I grado, come modalità di riscoperta della città, di promozione della salute, di attenzione alla sostenibilità.
Nalla nostra città 150 classi e oltre 3400 alunni hanno compilato una cartolina per chiedere al Sindaco Matteo Lepore di rendere la città più sostenibile per una mobilità ecologica: andare a piedi, in bici, in monopattino, in skateboard, in autobus, o ancora meglio il pedibus è possibile se vengono fatti piccoli, ma importanti, cambiamenti.
Un pomeriggio mio figlio è tornato da scuola con una cartolina da indirizzare al Sindaco di Bologna, Matteo Lepore, per suggerirgli o chiedergli delle migliorie finalizzate a rendere più facile il suo percorso casa-scuola con mezzi sostenibili. Nulla di più interessante per un bambino che, dal primo giorno di Materna, usa la bicicletta per andarci, prima nel seggiolone su quella di mamma, poi da solo. Senza pensarci tanto mio figlio Lorenzo ha chiesto al Primo cittadino di coprire le buche delle piste ciclabili in modo da potersi portare la cartella da solo, senza paura di perdere l'equilibrio.
Peccato che nella classe di suo fratello maggiore, e in nessun'altra della nostra scuola, abbiano scelto di aderire allo stesso progetto. Forse perché il nostro maestro è lui stesso un ciclista, e quindi sensibile all'argomento, forse perché nelle altre classi della scuola elementare Dante Drusiani che frequentano i miei bambini è stato considerato come una "perdita di tempo" invece di vedere la grandissima attualità di questa iniziativa.
Dopo aver completato la cartolina con un disegno di lui sulla sua bici, Lorenzo il giorno successivo ha riconsegnato la cartolina a scuola, e come lui hanno fatto i suoi compagni di classe.
Dopo un paio di mesi passando dalla Sala d'Ercole di Palazzo d'Accursio di Bologna ho visto il poster che presentava la mostra delle cartoline più significative del progetto Siamo nati per camminare. Sono entrata, ho cercato il nome del nostro istituto e, sotto, c'erano quattro cartoline selezionate dalla nostra classe. Quella di Teodoro, che chiedeva più ciclabili, quella di Giulio che puntava il dito sulla scarsa illuminazione sulle corsie ciclabili, quello di Cloe che sottolineava come i lavori del tram in via Emilia Ponente non facilitassero il percorso casa - scuola e infine quella del mio piccolo Lollo! Da mamma ciclista mi sono sentita molto orgogliosa e felice che le sue parole, semplici e spontanee, avessero avuto una vetrina tanto preziosa.
Dopo aver fatto un video e averlo condiviso con gli altri genitori della classe, ho aspettato con ansia l'uscita di scuola per raccontare a mio figlio di questa sua piccola grande vittoria. Naturalmente Lorenzo ha fatto i salti di gioia, con le sue frasi meravigliose: "Ora il Sindaco mi conosce, sono famoso mamma, è più importante questo di vincere la Strabologna!".
Pochi giorni dopo ho portato Lorenzo a toccare con mano il suo orgoglio, visitando la mostra insieme.
Bella l'iniziativa, bella la vetrina che è stata scelta per valorizzarla e bello vedere che alcuni insegnanti ancora credono in queste piccole cose che, per i nostri figli, sono grandissime.
lunedì 5 maggio 2025
George Simeon: una mostra senza bambini
Ogni tanto un blog dedicato ad eventi da fare con i bambini deve parlare di quelli da fare da soli. Perché anche mamma e papà ogni tanto meritano di prendersi un pomeriggio e fare qualcosa solo per loro. E se le altre fanno shopping, io vado a vedere la mostra di uno dei miei scrittori preferiti.
Ok, forse sono di parte, perché lui era belga ed io vengo dal Belgio. Perché lui da me si studiava a scuola. Perché l'ho sempre potuto leggere in lingua originale, ed è tutta un'altra storia. Ma quando ho visto la prima volta che il Cinema Modernissimo avrebbe ospitato le foto di George Simenon sono rimasta sorpresa ed emozionata.
Pochi giorni prima di andare a visitare la mostra un signore al bar mi ha detto: "non ci portare i bambini. È una mostra buia e soprattutto non te la godresti". Ho seguito il consiglio.
Un lunedi pomeriggio prima della fine dell'anno scolastico, quindi, mi sono concessa questa "uscita libera".
Curata da Luca Farinelli e John Simenon, la mostra "George Simenon. Otto viaggi di un romanziere" ti porta in giro alla ricerca delle radici dello scrittore nato a Liegi. Grazie alle fotografie, ma anche alle carte, agli articoli di giornale e alle immagini dei film tratti dalle sue opere si impara a conoscerlo non solo come noto "padre" di Maigret, ma anche come viaggiatore, amante, marito, uomo e padre.
E ne viene fuori un uomo complesso: seduttore ma anche insicuro, forse per il rapporto controverso con sua madre "morbosamente emotiva, ma insensibile alle emozioni degli altri" che influenza certamente il suo rapporto col genere femminile.
Il lungo percorso inizia dalla storia di Liegi, luogo di nascita di Simenon, ai primi del '900 e dalle foto di lui da bambino insieme alla sua famiglia, per poi proseguire con la sua avventura da documentarista in giro per il mondo in una barca da pesca con la sua prima moglie, Tiny, una pittrice che lo ritrae in più occasioni e lo affianca in questo lungo viaggio. L'esposizione cambia aspetto con la nascita di Maigret, negli anni 30, che raggiunge oltre 50 paesi, per poi concludersi con il Cinema dove i suoi romanzi diventano dei film. Un unico fil rouge: la sua infinita e instancabile voglia di scrivere, sempre e di tutto, con passione e tecnica.
Tra i momenti più "attivi" del tour certamente c'è la sua collezione di pipe, che lui inizia a fumare all'età di 13 anni e non smette più, e la cabina telefonica dove, dall'altro capo della cornetta si può udire la sua voce, che, come in altre occasioni, racconta di sé stesso e delle sue ispirazioni, sempre in un francese pulito e semplice.
Esco dalla mostra su Simenon con la voglia di scoprirlo in opere che non ho ancora letto per trovare quelle parti di lui dimenticate nei suoi personaggi.
sabato 26 aprile 2025
Se Che Guevara vivesse oggi sarebbe un influencer
Noi avevamo le magliette, i poster e le spille con la sua faccia sopra, per esporre la nostra voglia di rivoluzione e ribellione. Ma chi è Che Guevara per i bambini di oggi? Cresciuti con i miti degli youtubers e dei supereroi, i giovani di questo millennio ignorano l'importanza iconica e storica di Ernesto Guevara de la Serna, universalmente conosciuto come Che Guevara.
È per questo motivo che ho deciso di portare i miei figli alla mostra CHE GUEVARA tú y todos ospitata dal Museo Civico Archeologico di Bologna, dal 27 marzo al 30 giugno 2025.
Oltre alle foto e al materiale documentaristico inedito dell’archivio del Centros de Estudios Che Guevara a L’Avana la mostra insegna ai piccoli visitatori i momenti cruciali della vita di Che Guevara, anche come uomo e non solo come combattente, raccontando dei suoi ideali e dei suoi legami affettivi.
I miei figli sono rimasti ipnotizzati dalla tenda che svela le sue foto ad ogni contatto, dalle lavagne interattive e dalla sua moto e la sua bici, che lo rendono vivo. Hanno così visitato la mostra con la bocca piena di "perchè". Se la società odierna è carente di figure così forti, infatti, i ragazzi di oggi si chiedono come si possa essere tanto "iconici" senza apparire sui social o lanciare qualche hastag. Eppure il suo "hasta la victoria siempre" infondo era quello. Un grido, una filosofia ma anche un modo di raggruppare tutti sotto un ideale di ribellione. Se Che vivesse oggi forse farebbe di tutto per arrivare alle giovani menti, anche fare l'influencer e pubblicare video virali su Instagram.
È forse questo il modo di spiegare la forza di Ernesto Guevara ai ragazzi del 2025.
domenica 6 aprile 2025
Aladdin, il Musical che piace a tutti
Ma quanto è bello quando i tuoi figli amano gli stessi personaggi con i quali sei cresciuta tu?
Portare i miei bambini a vedere il Musical di Aladdin al Teatro dell'Osservanza di Imola è stata una emozione doppia: per loro e per me.
Una fiaba che mette d'accordo due generazioni completamente diverse e che ancora oggi fa sognare tutti.
Rivivere le avventure del principe Alì di Ababua che, insieme ad Abù e al suo fidato Genio ce la metterà tutta per conquistare il cuore della principessa Jasmine e successivamente si impegnerà per salvare il regno dal perfido Jafar, È ancora più bello a teatro, con musica e balletti della Dreaming Academy, fondata a Padova nel 2012.
Dopo aver letto il libro e aver visto il film della Disney, i miei figli, simpatizzanti soprattutto per il Genio, erano felicissimi di andare a vedere Aladdin anche a teatro. Siamo arrivati ad Imola nel pomeriggio e, a due passi dalla Rocca, abbiamo trovato il Teatro dell'Osservanza.
Lo spettacolo inizia subito con un coinvolgimento totale grazie al brano Le notti d'Oriente. Sul palcoscenico attori e ballerini giovanissimi trascinano con balletti ma anche battute adattate ai tempi d'oggi.
I bambini, ma anche i più grandi, seguono in silenzio ma canticchiando le canzoni e battendo il piedino a ritmo.
Se Aladdin e Abu sorprendono per la sintonia e il ritmo, Jago coinvolge per la sua ironia pungente e la giovane Jasmine affascina per la sua voce precisa e acuta. Ma il fiore all'occhiello è il Genio che prende il palco e gli spettatori e li fa suoi.
Un pomeriggio che lascia ai piccoli spettatori una passione per il musical e una voglia di credere ancora nelle fiabe.
sabato 29 marzo 2025
BOOM! Crescere nei libri. Cittadini creativi per far sognare i bambini
Un nome che esprime al meglio la reazione dei piccoli. Boom! È sorpresa, emozione ed esplosione.
Si è aperta a Bologna l'ottava edizione della rassegna BOOM! Crescere nei libri dedicata alla letteratura per l’infanzia.
Promossa dal Comune di Bologna e BolognaFiere, BOOM! spinge sull'importanza di avvicinare i piccoli alla letteratura, quella a loro dedicata, grazie a mostre varie ed eterogenee che stuzzicano la curiosità dei nuovi lettori.
Noi abbiamo preso in mano l'ampio programma e abbiamo scelto di visitare la mostra Cittadini Creativi ospitata nella Sala d'Ercole di Palazzo d'Accursio.
Tutto parte da una domanda che, come le mamme sanno bene, i bimbi si pongono continuamente: "Che vite avrebbero i personaggi dei libri se potessero uscire dalla copertina?". Ogni lettore se lo è chiesto mille volte, come sarebbe se questi personaggi creerassero la loro città, una comunità su un'astronave moderna o se si rilasserebbero su di un prato, in un tranquillo sobborgo?
Cittadini Creativi invita le visitatrici e i visitatori a dare vita alle immagini; a vedere, cercare e a creare storie fantastiche intorno a noi, perché sono proprio le storie e i personaggi a rendere le nostre galassie interiori ed esteriori esponenzialmente più ricche.
I miei bambini sono arrivati alla mostra pieni di fantasia. Infondo i loro idoli sono proprio quelli raccontati nei loro libri preferiti che hanno letto e riletto mille volte, e immaginare che possano girare per la città e incontrare per caso è un bel sogno ad occhi aperti.
Hanno amato molto vedere i video proiettati, entrare nelle capanne e immergersi in un mondo di libri diventati parte della città.
La mostra sorprende tutto per la sua vitalità.
sabato 22 marzo 2025
Fai, le Giornate che aprono la primavera. Bologna dentro.
L'inizio della primavera va celebrato, come una rinascita e una occasione, grazie alle giornate FAI in programma per il fine settimana del 22 e 23 marzo, per conoscere parti della nostra città ancora inesplorate.
Una volta una persona anziana mi disse che Bologna è come una bella donna incinta: fuori splendente ma dentro nasconde i veri gioielli.
Sabato pomeriggio abbiamo preso le bici e ci siamo diretti verso una delle tappe che FAI dedica alla giornata del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese: Palazzo Hercolani.
In Strada Maggiore tra ciottoli e aria del centro, si trova Palazzo Hercolani, ora sede della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Entrando in questo maestoso luogo i bambini si trovano difronte ad uno straordinario esempio di architettura neoclassica. Costruito alla fine del XVIII secolo, il palazzo conserva ancora affreschi di grande pregio e raffinati dettagli decorativi. Statue monumentali, grandi scalinate e affreschi sono la cosa che più sorprende i più piccoli. Si gira liberamente per il Palazzo ammirando, toccando e scoprendo un luogo di grande prestigio ma sempre molto vivo.
Grazie a giovani guide della FAI anche i piccoli scoprono segreti e particolari nascosti. Ma è davvero un peccato vedere che i miei figli sono gli unici bambini nel gruppo. Scoprire luoghi, storici e cittadini, dovrebbe essere di stimolo per i genitori più di un pomeriggio in un centro commerciale.
Entrare nelle sale, oggi aule universitarie, emoziona i bambini che immaginano un giorno di poter studiare in questi posti, affrescati e maestosi.
Grazie anche quest'anno alla FAI che ci regala l'opportunità di entrare, scoprire e innamorarsi anche della Bologna nascosta.
venerdì 7 marzo 2025
I quadri cantano Dalla. I bambini ascoltano l'arte
Se i quadri potessero parlare, forse, canterebbero dolci melodie, testi profondi e belli come quelli di Lucio Dalla.
È così che un venerdì pomeriggio, dopo scuola, ho deciso di portare i miei figli a scoprire A volte basta una canzone. Lucio Dalla Canzoni in mostra, un progetto realizzato da La Fondazione Lucio Dalla e l'Archivio di Stato di Bologna in collaborazione con il pittore, urban e sound artist Kotè.
Dopo aver visitato l'abitazione di Dalla qualche mese fa e dopo aver apprezzato varie iniziative immersive proposte dalla città in piazze e teatri, ho pensato che i miei bambini potessero e volessero scoprire l'unione di due esperienze: quella artistica e quella immersiva che unisce musica, pittura e tecnologia, dedicata proprio ad uno dei cantautori simbolo della città di Bologna.
Siamo entrati così in un viaggio sensoriale e multimediale, e già questo ha portato i miei figli sulla buona strada per essere coinvolti da questa esperienza. Con le cuffie nelle orecchie, infatti, si sono ritrovati ad "ascoltare" undici opere d'arte. Davanti a loro, infatti, sono stati proposti dei dipinti, ognuno dei quali accompagnati da una traccia musicale riadattata dall'artista Kotè. Gli effetti sonori creano, anche nei più piccoli, figli dell'innovazione e di un mondo fatto di stimoli, un forte impatto emotivo. Il bambino, infatti, entra in un vero e proprio viaggio multisensoriale.
Il tutto avviene in una condizione "intima", dato che l'ascolto arriva in cuffia dopo aver inquadrando un QR code con lo smartphone della mamma. Così il piccolo spettatore può unire al quadro e alla musica anche la propria fantasia. I miei bambini infatti mi hanno raccontato per ogni opera la storia che è apparsa loro, l'idea che ne è nata o l'interpretazione che sono riusciti a farne.
Si parla di guerra, tema purtroppo sempre attuale, ma anche di amore, di passione e di bellezza. Tutti argomenti sui quali il piccolo spettatore ha una sua idea personale, che in questa mostra riesce ad esporre, dato che questi quadri permettono di parlare. Qui, infatti, non è richiesto silenzio assoluto ma libera espressione. Come fa la musica anche il bambino si permette di pensare, danzare, rileggere forme e colori. E Lucio Dalla torna tra noi, con la sua voce e i suoi testi che parlano sempre a tutti.
Se il viaggio inizia con l'esposizione di materiale proveniente proprio dalla casa di Lucio, prosegue poi con questa full immersion sensoriale.
La parte che i miei figli hanno apprezzato di più della Mostra è certamente la seconda: una stimolante installazione audio-visiva, infatti, si sposa con la voce del cantautore bolognese portando il piccolo spettatore nello spazio oscurato in cui sono disposte le tele da “ascoltare”, illuminate da luci colorate, avvolte in un’atmosfera quasi onirica, che il bambino vive come un mondo parallelo nel quale si sente libero di fantasticare.
Usciamo da questa esperienza con un nuovo modo di ascoltare le canzoni di Lucio Dalla, ma anche un nuovo modo di vedere opere d'arte, non più silenziose e seriose, ma vive e musicali. E al bambino piace un sacco.
sabato 1 marzo 2025
Jack Vettriano, la chiarezza nell'arte che piace ai bambini
"Mamma, sono fotografie o dipinti?".
Quando un bambino si trova davanti alle opere di Jack Vettriano vede immagini chiare, semplici ma anche di grande espressività. È questa la forza di questo artista scozzese, nato da madre italiana, amatissimo dal pubblico ma molto meno dalla critica per il suo stile forse troppo semplice e kitsch.
Portando i miei figli a molte mostre d'arte, diverse tra loro, è facile capire quello che i bambini preferiscono nei quadri: la chiarezza, riconoscere quel che viene disegnato e capire quel che voleva essere espresso.
Palazzo Pallavicini questa volta ha voluto osare, ospitando, fino a fine luglio, per la prima volta in assoluto in Italia le opere di Jack Vettriano.
Le grandi protagoniste delle opere di questo artista scozzese sono le donne, sensuali ma anche eleganti e romantiche. I bambini studiano gli oggetti di vita quotidiana presenti in ogni quadro. Restano incuriositi dall'utilizzo frequente dell'ombrello, si chiedono come mai gli uomini portino sempre il cappello e abbiano sempre una sigaretta in bocca e osservano incuriositi le auto d'epoca un po'in stile gangster.
Come in un elegante film noir anche i piccoli visitatori seguono la mostra con silenzio e spirito critico. Perché talvolta è proprio bello capire i quadri e poterne ammirare anche solo la semplicità.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)




















