domenica 11 gennaio 2026
K.O. Al Teatro Testoni la gestione della rabbia diventa arte
È una delle prime cose che ti trovi a dover insegnare a tuo figlio quando sei un genitore: come gestire la rabbia.
"Non devi picchiare il tuo amichetto, non devi lanciare il giocattolo, non devi urlare o piangere disperato, non devi mordere..."
Ma raramente siamo riusciti a spiegare al nostro bambino come trasformare questa rabbia in altro e quali conseguenze potrebbe avere se venisse manifestata attraverso la violenza.
Il teatro, in uno spettacolo messo in scena
dalla compagnia Teatrodistinto di Alessandria e ospitato da La Baracca del Testoni Ragazzi, ci aiuta a farlo. Con l'arte tutto sembra essere più semplice da dire, e noi genitori a volte (o spesso) abbiamo bisogno di chi parli per noi.
Pensato per bambini dai 6 ai 10 anni, lo spettacolo K.O porta sul palcoscenico, grazie al gioco del teatro, una serie di metaforici rounds in cui i due protagonisti, Elio e Francesco, provano a competere e indagano le possibili conseguenze della loro rabbia attraverso le tracce che restano sul corpo.
I due attori, dopo aver creato insieme un ring di legno e corde, decidono di trovare strade nuove e creative per sublimare le proprie pulsioni aggressive, trasformandole in espressione artistica.
L’emotività intensa, talvolta ingestibile, che li muove trova spazio nella danza, nel colore, nel gioco come antidoti alla violenza e alla solitudine. Proprio come succede ai nostri figli quando si arrabbiano e noi chiediamo loro di mostrarci la loro ira in un disegno o mettersi a cantare la loro canzone preferita. Quante volte l'abbiamo fatto? Quante volte ha funzionato e quante invece abbiamo fallito?
L'arte stasera parla ai nostri bambini, seduti sulle poltroncine del Teatro Testoni Ragazzi, e lo fa coinvolgendoli in una sorta di rito, fatto di piccoli dettagli che catturano l’attenzione, attraverso il quale prendono forma sfaccettature e sfumature dell’essenza umana.
I miei figli, di 11 e 9 anni, mi hanno chiesto di venire a vedere questo spettacolo perchè hanno visto da poco tutti i film della saga cinematografica di Rocky Balboa. Sono stata felice di portarli ad assistere a questo ring che non ha nulla a che fare con la violenza ma, al contrario, parla di quella parte di fragilità che c'è in ogni persona e che la rende vulnerabile.
Dentro di noi vive un’aggressività da conoscere e gestire, per non averne paura. Credo sia bellissimo che questi uomini di domani imparino a trasformare momenti di ira che sicuramente li travolgeranno in alcune situazioni della proprio vita, sentimentale o lavorativa, e a farla diventare una espressione creativa di loro stessi.
sabato 10 gennaio 2026
Negli appartamenti di Palazzo d'Accursio: le Collezioni Comunali d’Arte
Entri a Palazzo d'Accursio, sede del Comune della città di Bologna, e come per magia scopri un appartamento nel palazzo, con una raccolta che comprende non solo dipinti, dal Medioevo fino ai giorni nostri, ma anche oggetti d’arte, mobili, porcellane, tessuti, pizzi, ricami, miniature e importanti crocifissi lignei. Lo chiamano “museo arredato”, ma in realtà era l’ex appartamento invernale dei Cardinali Legati.
Oggi scopriamo un altro tesoro del nostro Palazzo comunale. Entriamo in un luogo dove le sale che mantengono intatte le decorazioni originarie e in cui l’arredo è protagonista. Tutto questo lascia sorpresi anche i piccoli visitatori che si affacciano quasi in punta di piedi in questo luogo che pensavano fosse solo la sede degli uffici del Sindaco. E invece Palazzo d'Accursio non finisce mai di stupirci. Lo scorso anno abbiamo visitato la Torre dell'orologio, con le sue enormi campane e le sue strette scale di legno.
Oggi siamo invece nelle Collezioni Comunali d’Arte che datano 1936.
La sala che più colpisce i miei figli è quella Urbana, risalente al 1630 e restaurata nel 2013-14. È una delle più importanti opere del barocco bolognese e la decorazione araldica che ne riveste le pareti, composta da 188 stemmi e tre scene figurate, l’ha resa nota anche come Sala degli Stemmi. I piccoli fanno domande sul significato e sulle casate che essi rappresentano e restano affascinati da disegni e colori.
Ma ce n'è anche per i più grandi, in particolare con due opere: Ruth (1835), capolavoro di Francesco Hayez, che interpreta il soggetto biblico accentuandone la bellezza sensuale, velata di malinconia e Mercurio dà a Paride la mela d’oro, famosissimo dipinto di Donato Creti che esalta la posa di Paride ispirata al Sansone di Guido Reni. Sia il dipinto di Creti sia quello di Reni furono esposti insieme in questo palazzo dal 1745 all’arrivo di Napoleone, nel 1796.
Ma, va detto, la cosa per cui in assoluto la visita vale il prezzo del biglietto è la vista, che offre una visione dall'alto di Palazzo Re Enzo, via Rizzoli e le Due Torri. Un luogo da cui è impossibile non fare delle foto.
Una visita che arricchisce qualunque cittadino bolognese e porta bellezza e conoscenza nelle piccole menti.
domenica 28 dicembre 2025
La Pinacoteca di Bologna negli occhi dei bambini
Ritrovarsi davanti ad opere dal valore inestimabile, e sentirsi piccoli. È la grandezza che porta con se l'arte. Anche dopo secoli.
Opere colorate e potenti nell'espressione. Quadri maestosi. Dipinti che trasmettono emozioni e sensazioni.
La Pinacoteca di Bologna è un luogo dove possono e devono venire anche i bambini. Con la loro visione del mondo, moderna, estrosa e veloce, riescono a reinterpretare opere medievali, dipinti potenti e dal significato religioso anche impegnativo.
Eppure i loro occhi si soffermano sulle espressioni, sui personaggi meno scontati come un cane o il diavolo, sui colori vivaci.
Così la visita post natalizia alla Pinacoteca diventa una occasione per alimentare la creatività e seminare amore per l'arte di uomini adulti.
Magari la visita si fa più veloce, i divanetti diventano luogo di passaggio obbligato e i quadri trovano anche un aspetto comico. Ma questo mi piace. Perchè guardare il mondo dai vostri occhi è, per me, sempre affascinante.
lunedì 22 dicembre 2025
Un viaggio sulla Luna, da Piazza Maggiore. I megaliti di Iwagumi – Dismisura
Ieri sera ho portato i miei figli a fare un giro sulla Luna, e ritorno.
È successo in Piazza Maggiore, a Bologna, alle 18 dell'ultima domenica prima di Natale.
Nei giorni precedenti pian piano tutto era stato preparato e nei miei giri in centro avevo visto mettere le prime rocce gonfiabili proprio sul Crescentone difronte alla Basilica di San Petronio.
Poi le polemiche, i Meme, i commenti sui social. Tutto sembrava presagire un flob per questa iniziativa artistica che, per le cinque sere natalizie, avrebbe occupato il cuore della città.
Eppure sono quelle iniziative che è un peccato perdersi, soprattutto se hai due figli curiosi. Forse perchè a me piace guardare e viverle le cose prima di criticarle.
E così ci siamo messi lì ad aspettare, sotto una pioggerellina non fredda.
La gente era tantissima e tutti erano pronti a immortalare in selfie e video questa esperienza.
Quando il grande Orologio della piazza ha scandito le 18 la musica del pianoforte e la voce di un soprano hanno acceso i 19 megaliti di Iwagumi – Dismisura.
Ed è partito il gioco per i bambini, ma non solo: passare tra le rocce, toccarle, appoggiarcisi sopra e lasciarsi illuminare dai loro colori vivaci.
Una atmosfera di innaturale calma è calata. Nessuno sembrava più indispettito da questi grandiosi ospiti e tutti, col telefonino in mano, cercavano di cogliere il senso di quest'arte: portare la grandiosità della natura in una piazza cittadina. E farlo con suoni e colori.
Mi piacciono queste iniziative che uniscono la città, mi piace portare i miei figli a fare esperienze irripetibili che li fanno riflettere anche su quante forme d'arte ed espressione esistano al mondo.
sabato 20 dicembre 2025
Il Villaggio delle fiabe a Natale
Entrare in un mondo fatato fatto di fiabe. E farlo nel periodo più magico dell'anno; il Natale.
Il Villaggio di Sinflora quest'anno è dedicato a tre storie amatissime dai piccoli.
Il viaggio ha inizio nel Paese delle Meraviglie con la Regina di Cuori, le giardie Carte da gioco e la coniglietta. Una battaglia, un canto e qualche regola prima di passare al sogno successivo. Quello più dolce di Willy Wonka nella sua fabbrica di cioccolata. Con le musiche originali dell'ultimo film e una scenografia da far venire l'acquolina in bocca, i piccoli viaggiatori si lasciano coinvolgere.
L'ultima tappa prima di raggiungere Babbo Natale è quella con il regno di ghiaccio di Elsa che naturalmente intona la canzone che tutte le bimbe sotto i 13 anni conoscono a memoria.
Lì i protagonisti si riuniscono sul palco per celebrare la gioia del Natale e accompagnarci nella casa di Babbo Natale.
Tutti riuniti i bambini entrano nel treno per raggingere la casa di Babbo Natale con la fabbrica, il letto e la toilette da cui dallo spioncino si vede il papà del Natale sul gabinetto con il giornale.
domenica 30 novembre 2025
Un viaggio nella Graphic Japan. Da Hokusai al Manga
Cosa succede se porti due ragazzini appassionati di Anime ad una mostra dedicata all'arte grafica giapponese? Apri loro un mondo, molto più vasto. Alimenti una passione e le fai mettere radici solide.
Quando ho letto dell'arrivo di Graphic Japan. Da Hokusai al Manga ospitato al Museo Civico Archeologico, con MondoMostre, fino al 6 aprile 2026, ho subito deciso di portarci i miei figli. Lettori e spettatori accaniti di Dragon Ball, One Peace a molte altre Anime più e meno note, Riccardo e Lorenzo hanno subito accolto l'idea con grande eccitazione.
È la prima volta che l'Italia accoglie una mostra che ripercorre le tappe fondamentali della grafica giapponese che parte dal periodo Edo (1603-1868) e conduce fino ai nostri giorni.
Il percorso espositivo si articola in quattro grandi sezioni tematiche: Natura, Figure, Segno e Giapponismo contemporaneo con oltre 200 opere stampate in silografia, libri, album, manifesti e mascherine (katagami) per tessuti oltre a oggetti d’alto artigianato, offrendo una narrazione stratificata dell’evoluzione della grafica giapponese che incrocia le arti, dalla calligrafia alla tipografia, dal disegno al design, dalle arti applicate fino alla moda, al cinema, al teatro e al fumetto.
Uccelli, pesci, cerbiatti e conigli attirano anche i più piccoli.
Graphic Japan. Da Hokusai al Manga presenta i temi e gli artisti più rilevanti delle diverse epoche chiave del percorso evidenziando l’evoluzione del tratto, delle tecniche, dei materiali, dei soggetti, così come il cambiamento d’uso e la capacità di innovare nel solco della tradizione, mantenendo l’essenza visiva riconoscibile propria della cultura del Sol Levante.
Fin da subito l'esposizione ti assorbe completamente con opere che sembrano di facile comprensione e quindi facilmente fruibili anche per due bambini, ma in realtà nasconde arte, studio, eleganza e precisione incredibile. Giochi di simmetrie, colori coinvolgenti e disegni onirici.
La parte che senza ombra di dubbio ha coivolto di più i miei figli è stata quella dedicata all'evoluzione della storia dei Manga, che in Giappone sono praticamente una religione. Dietro a quelli che noi "volgarmente" chiamiamo fumetti, in realtà c'è molto di più: arte, studio, contemplazione e storia. Un muro pieno di libri Anime in giapponese, dai primi a quelli più recenti.
I Manga in Giappone influenzano le vite delle nuove generazioni, sia per scelte stilistiche e di moda: come vestirsi, come tagliare i capelli o quali accessori indossare, sia per vere e proprie scelte di vita: addirittura i ragazzini della Gen Z rinuncerebbero ai rapporti sessuali perchè follemente innamorati del loro personaggio Manga preferito. Una ricerca mostra che metà dei giovani non ha alcuna esperienza intima entro i 25 anni e che uno su dieci arriva a 30 senza averne avuta una. Molti raccontano di innamorarsi dei personaggi degli Anime al punto da sostituire del tutto le relazioni reali.
I miei ragazzi hanno cercato di riconoscere i personaggi, conosciuto meglio la crescita di questo fenomeno e apprezzato lo stile del disegno che negli anni è sempre migliorato e cresciuto.
Usciamo da questa mostra con una passione rimpolpata per l'arte grafica giapponese, per gli Anime, i fumetti e il disegno.
sabato 22 novembre 2025
Due bambini da Michelangelo a Bologna
Forse questa volta ho puntato troppo in alto, ma l'occasione era troppo ghiotta per perderla. Se Michelangelo arriva in mostra a Bologna anche, e soprattutto, le piccole e giovani menti meritano di vederlo, scoprirlo e incontrarlo.
È successo a Palazzo Fava, in uno dei luoghi più pregiati di Genus Bononiae, che, fino al 15 febbraio 2026, in occasione del 550° anniversario della nascita di Michelangelo Buonarroti (1475-1564), ospita uno dei progetti artistici più importanti e attesi dell'anno in città.
Si tratta di un vero e proprio viaggio nel genio michelangiolesco tra le opere originali, i calchi storici, i disegni, i libri antichi e i documenti d’archivio. Tutto ha inizio da Firenze, culla del Rinascimento e città in cui Michelangelo riceve la sua prima formazione artistica. Ma il cuore dell'esposizione è Bologna, dove nel 1494, a seguito della cacciata dei Medici da Firenze, Michelangelo trova rifugio e riceve una prestigiosa commissione: completare alcune statue per l’Arca di San Domenico.
Agli occhi di due pre adolescenti moderni Michelangelo appare ancora grandioso e sorprendete. Si pongono domande sui materiali e sulla capacità di creare la perfezione dei corpi, apprezzano i disegni e scoprono curiosità sulla propria città, come quella che, in occasione del secondo soggiorno bolognese dell'artista, tra il 1506 e il 1508, Michelangelo venne chiamato da papa Giulio II per realizzare una colossale statua bronzea del pontefice destinata alla facciata di San Petronio. Statua, che oggi è andata perduta.
Girando per le Sale ci si sente davvero piccoli. Io provo a raccontare ai miei figli la grandiosità di quello che stanno guardando, cerco di contestualizzarli storicamente, mostro loro l'origine di molte tecniche di disegno o scultura. Ma mi rendo conto che non può arrivare davvero tutto il genio che c'è dietro le opere di Michelangelo. Il successo maggiore di questa attesissima esposizione ospitata da Palazzo Fava, forse è nell'atmosfera che si crea. Tutti restano in silenzio ammirando capolavori che forse non capiterà più di vedere. Resto sempre molto delusa, quando portò i miei figli a questo tipo di eventi, nel trovare pochissimi altri bambini, quasi nessuno, a volte neppure uno, solo loro. Penso che, anche se è un azzardo, anche se resterà loro solo una immagine, un aneddoto raccontato o una sola delle opere esposte, ne valga sempre la pena rischiare. Perchè l'assimilazione del bello artistico avviene dentro, spesso dell'inconscio, e lì farà crescere con altri occhi.
Sono contenta di aver portato i miei due figli a questa mostra. Perchè potranno dire un giorno di aver visto alcune opere di Michelangelo, perchè in questa espisizione c'è molto della storia di Bologna, e perchè il bello, quello che viene fuori dalle opere del Divin Artista non passerà e non deve mai passare di moda e le nuove generazioni meritano di conoscerlo.
domenica 26 ottobre 2025
Nel mondo fiabesco di Chagall. Il pittore bambino
Entrare in un mondo fiabesco ed onirico, e farlo attraverso le opere d'arte di un grande maestro del Novecento.
Palazzo dei Diamanti di Ferrara ospita, fino all’8 febbraio 2026 la grande mostra Chagall, testimone del suo tempo, un percorso espositivo di sorprendente intensità emotiva adattissimo ai bambini, abituati ad usare il disegno come primo mezzo per esprimere i propri sentimenti, paure e desideri.
Portare due pre adolescenti a visitare una mostra impegnativa come quella su Chagall è una scommessa e una sfida con me stessa, che fin da piccoli li ho abituati al bello, al linguaggio artistico ma anche alla libertà di espressione nel disegno.
Le opere di questo artista russo-francese, infatti, sono spesso descritte come magiche e poetiche, tratte dai suoi ricordi d'infanzia e dalle emozioni, con temi come l'amore, la musica e la vita ebraica. Il suo stile viene infatti definito un fauvismo onirico, di facile comprensione quindi per gli occhi dei bambini. Le figure sono fluttuanti e le atmosfere colorate ed incantate, simili a quelle di un cartone animato o di un Manga.
Vista la recente passione dei miei figli per fumetti giapponesi, quindi, ho voluto lanciargli una provocazione raccontando loro Chagall come un predecessore dello stile Anime. Nei quadri, infatti, troviamo temi centrali quali l'amore, ma anche la spiritualità, l'esilio, la gioia di vivere e la memoria.
Attraverso le 200 opere ospitate a Palazzo dei Diamanti, tra dipinti, disegni e incisioni, i bambini cercano di capire i significati e i luoghi e inventano fiabe.
Tra tutti i protagonisti dei dipinti vincono di sicuro gli animali parlanti che, agli occhi dei piccoli visitatori, somigliano ai protagonisti delle storie d'infanzia. L'asino è il grande presente in tante opere. Il gallo a Parigi. Ma anche il lupo e l'agnello. Nelle sale vengono narrate, come fiabe, le sue opere. E i bambini restano incantati ad ascoltare e guardare.
Forse, dietro a questo feeling tra Chagall e i bambini, c'è la condivisa capacità di trovare, anche negli orrori del tempo, barlumi di pace, bellezza, fiaba e amore.
sabato 11 ottobre 2025
Sono arrivati i Vampiri a Bologna
Quando hai due figli pre adolescenti il mese di ottobre significa solo una cosa: Halloween.
Addobbare la casa, decidere da cosa travestirsi e cercare ogni festa o eventi a tema horror o morti viventi.
Eccoci qui, dunque, in un sabato pomeriggio, ad entrare in uno dei palazzi storici bolognesi, nel cuore della città, per visitare una mostra che ha tutta l'aria di essere una experience da togliere il fiato.
La mostra Vampiri realizzata da AlterEgo ti immerge in un percorso multisensoriale composto da 7 sale, in cui i non morti prenderanno vita. E solo all'idea i miei due figli, maschi e appassionati di fantasmi, scheletri e zombie, si gasano un sacco!
Ma cosa c'è davvero dietro Vampiri? Non solo Dracula e canini affilati. Folklore e ataviche paure, infatti, vengono rappresentati tramite installazioni, scenografie, video e fumetti.
Dai miti del Medioevo ellenico, passando per il folklore balcanico, fino al mondo gotico ottocentesco, la figura del vampiro da leggenda si trasforma in storia documentata che si imprime nella memoria.
Voi mamme un po' apprensive vi chiederete: "Ma è adatto a mio figlio oppure mi toccheranno notti insonni di pipì a letto dopo aver visitato la mostra?". Niente affatto! L'experience è sì immersiva, ma anche divertente. In questo modo le informazioni diventano più facili da comprendere e ricordare. Insomma i vostri bambini, come i miei, lasceranno la mostra sereni ma anche con molte conoscenze storiche in più. Apprezzeranno di più le leggende sui vampiri e ne capiranno maggiormente senso e significato.
Il punto di forza della mostra, senza dubbio, è che lo spettatore, grande o piccolo che sia, diventerà protagonista di viaggi fisici e mentali. Dall'isola di Mykonos dove assiste ad un esorcismo contro un vampiro, ad entrare nella psiche di una contessa transilvana del 600 che, inseguendo vanamente l’eterna giovinezza, si trasforma in un’efferata serial killer.
La mostra è da seguire con l'aiuto dell'audioguida che racconta con trasporto e precisione, ogni storia e leggenda.
Climax della mostra sicuramente la sala immersiva. Sei minuti e mezzo che ti portano nella storia del conte Dracula con immagini molto adatte ai più piccini.
La mostra, che resterà a Palazzo Pallavicini fino al 18 gennaio 2026, è molto più di un giro statico per delle sale. È eccitante, reale e costruttiva oltre che divertente. Per quello la consiglio, soprattutto sotto Halloween, a chi, come me, ha figli instancabilmente fantasiosi e appassionati di leggende e mostruose feste.
venerdì 3 ottobre 2025
Portare i bambini alle manifestazioni pro Gaza. Sì o no
In questo periodo storico, purtroppo, ci tocca mettere un po' da parte l'arte e gli eventi culturali, per "bloccare tutto" con cortei e manifestazioni contro il genocidio che sta sterminando il popolo della Palestina.
Le immagini che vediamo ogni giorno sui canali social mostrano l'inumanità di un mondo che non guarda in faccia neppure i più fragili: i bambini.
Quanto è giusto che sappiano, comprendano e partecipino a tutto questo i nostri figli? Io da sempre sono una mamma che parla tantissimo con i propri ragazzi, da quando erano piccoli cerco di spiegare loro con un linguaggio adeguato, cosa succede e cosa è giusto e sbagliato. La guerra rende più difficile anche il ruolo di un genitore, che deve raccontare senza spaventare, e non è sempre facile.
In questo ultimo periodo i bambini sono diventati, loro malgrado, protagonisti delle ingiustizie del mondo, ed io ho ritenuto giusto, in occasione degli scioperi che hanno coinvolto le scuole dei miei figli, portarli in corteo. L'ho fatto con attenzione e cura, per evitare che lo vivessero come un momento di paura, spiegando loro come quelle manifestazione fossero una mobilitazione dell'uomo buono che riesce ancora ad unirsi per chiedere pace e giustizia.
Hanno visto le bandiere, hanno ascoltato i cori, hanno letto i cartelli e fatto domande. E ne sono usciti con i piedi un po' stanchi ma con l'idea che quando qualcosa non va bene bisogna lottare tutti insieme per cambiarla.
Conosco molte famiglie le quali ritengono che tener fuori i bambini da queste manifestazioni sia la cosa migliore, per una questione di sicurezza, perchè i figli si annoiano o semplicemente perchè è troppo difficile da spiegare. Ma un giorno saranno proprio i nostri figli a far girare questo mondo e dovranno farlo dalla parte giusta, con, negli occhi, l'immagine di una maggioranza che scende ancora in piazza per urlare contro ogni forma di guerra.
Quindi la mia risposta è Sì, portiamo bambini e ragazzi a manifestazioni e cortei e spieghiamo loro che lì, tra le strade della loro città, c'è ancora una forma di speranza per l'umanità.
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