sabato 20 aprile 2024

Labirinto della Masone, dove i bimbi ne escono sempre vincitori

Ci sono avventure che valgono una trasferta, avventure che mettono addosso adrenalina e curiosità. Prova a dire ai tuoi figli di 10 e 7 anni che li porti in un labirinto che ricorda quello di Harry Potter, dove perdersi tra angoli senza uscita e alti arbusti che fanno intravvedere la luce. Armati di curiosità e voglia di sfidarsi tra loro su chi prima troverà il percorso giusto, i miei figli sono arrivati al Labirinto della Masone, a Fontanellato in provincia di Parma, carichi di aspettative e con il loro migliore amico a quattro zampe, Sole, dato che l'accesso è consentito anche ai cani. All'ingresso il dedalo concepito dall’editore, bibliofilo, designer e collezionista Franco Maria Ricci, e inaugurato nel maggio 2015, mette quasi soggezione con i suoi 300 mila bambù alti tra i 30 centimetri e i 15 metri e appartenti a venti specie diverse.
Si entra così in una sorta di mondo parallelo dove il tempo si ferma. Possono passare ore o minuti, ma chi entra nel labirinto più grande del mondo, si trova a fantasticare e riflettere, cercare e immaginare, provare a ricordare e lasciarsi andare all'istinto. Ognuno ha il suo metodo, ognuno ha il suo progetto: seguire la logica o l'intuito? Ed è bello vedere come due fratelli decidono di utilizzare tecniche diverse per vedere chi prima raggiungerà l'uscita. Nel corso di questa vivace avventura le gallerie vegetali incorniciano i corridoi del labirinto, offrendo ai visitatori riparo e la sensazione di trovarsi immersi in una dimensione sospesa. Bambù dal fusto maculato, striato o di tinte inusuali rivelano scorci sorprendenti anche grazie alle diverse dimensioni raggiunte dalle varie specie.
Il percorso che muove verso il centro è tipico dei labirinti classici, mentre la pianta quadrata dell’area percorribile rimanda ai labirinti romani. Quando si raggiunge l'uscita, che coincide con la Piramide, una piccola cappella, la soddisfazione dei bimbi è tanta. E poco importa chi abbia "vinto", perché ci si rende conto che è stato un lavoro di squadra, anche con l'aiuto di mamma e papà. Una esperieza consigliata a famiglie ma anche a scolaresche per rinforzare la collaborazione di gruppo.

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