Entriamo nella nuova mostra ospitata,
dal 28 marzo al 27 settembre 2026, a Palazzo Pepoli di
Bologna, sede del Museo della Storia di Bologna, e curata da ONO arte,
con queste domande. L'esposizione, presentata da Ergo Expo, dal titolo
“Frida Kahlo. Lo sguardo come identità”, è infatti dedicata all’artista messicana e alla rappresentazione della sua
immagine.
Prima di scegliere e visitare una mostra con i miei bambini cerco
sempre il modo per incuriosirli e coinvolgerli. Per farlo gli pongo delle
domande che partono da loro: credi che il modo in cui ti vedi e ti
rappresenteresti tu è uguale a come ti vedono e ti disegnerebbero i tuoi amici o
le persone che ti vogliono bene? La risposta è in una delle abitudini che
toccano oggi anche i giovanissimi: i selfie vengono sempre molto differenti
dalle foto che ci fanno gli altri. Cambia l'espressione e anche il focus
centrale. Forse gli altri vedono di noi e amano e valorizzano di noi cose che
invece noi tendiamo a sottovalutare o a non amare.
È quello che succede in
queste 70 fotografie originali realizzate da importanti autori e autrici della
fotografia, tra cui Edward Weston, Lucienne Bloch, Lola Álvarez Bravo, Julien
Levy, Nickolas Muray, Gisèle Freund, Imogen Cunningham, Leo Matiz, Bernard
Silberstein e Graciela Iturbide, che ritraggono, parlano e raccontano Frida
Kahlo.
Artista, attivista, donna, icona, Frida Kahlo è diventata negli ultimi
anni un simbolo, spesso svuotato di contenuto o dentro il quale sono stati
riversati, di volta in volta, i significati più diversi. Possiamo dire che in
Frida Kahlo la nostra epoca ha trovato una figura straordinariamente utile - se
non necessaria - per pensare temi che ci riguardano da vicino quali identità,
corpo, dolore e rappresentazione di sé. Lei stessa, infatti, nel corso della sua
vita, è sempre stata molto consapevole e attenta alla propria immagine.
L’ampio
uso dell’autoritratto nella sua pratica pittorica – iniziato dopo l’incidente
che, appena diciottenne, la immobilizzò a letto per oltre tre mesi e la segnò
per tutta la vita – testimonia un costante lavoro sulla rappresentazione del sé.
Anche l’uso esclusivo di abiti della tradizione messicana, in contrasto con la
moda dell’epoca, diventa parte integrante della sua identità e, in seguito, del
suo mito. Kahlo arrivò persino a modificare il proprio nome e a cambiare l’anno
di nascita, facendolo coincidere con quello della rivoluzione messicana.
Ma gli
altri la vedevano come si vedeva lei? Questa mostra aiuta anche i più piccoli a
riflettere su questo interessante tema. Crescendo, Kahlo, infatti, non rifiutò
mai l’opportunità di farsi fotografare, che si trattasse di amici, parenti o
degli artisti con cui entrava in contatto. È difficile individuare, nella storia
dell’arte, qualcuno ritratto così frequentemente quanto Frida Kahlo, soprattutto
considerando che in quegli anni la fotografia stava appena iniziando a
diffondersi come linguaggio autonomo.
I bambini scoprono l'artista vista dagli
altri, nei suoi lati forse più umani e meno eccentrici. Uno sguardo dolce e
affettuoso, ma anche ammirato e rispettoso. Il grande numero di ritratti
fotografici dedicati a Frida Kahlo restituisce infatti un’immagine cangiante e
molteplice: c’è la Frida colta dallo sguardo dell’amante, del gallerista, delle
amiche più intime, dei fotografi e delle fotografe più noti; ma anche quella
osservata dai reportagisti e dai suoi conterranei ispano-americani. La domanda
che emerge non è quindi quale di queste immagini sia la più autentica, ma quanto
Frida stessa abbia influenzato questi sguardi. È bello vedere come i piccoli
visitatori riflettano su questa importante differenza artistica, e non solo: la
bellezza di scoprirsi attraverso gli occhi degli altri.
Una mostra molto adatta
al pubblico più giovane, perchè piena di spunti da cui far nascere anche una
bella passione per l'arte della fotografia.






















