sabato 3 ottobre 2026

Elliott Erwitt, L’arte di osservare...con gli occhi di un bambino

 Cosa c'è di tanto speciale in una fotografia da trasportarti immediatamente nel posto un cui è stata scattata? È questo il gioco che, insieme ai miei due figli, ho deciso di fare oggi visitando l'attesissima mostra dedicata a Elliott Erwitt e ospitata dal 1 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 al Museo Civico Archeologico di Bologna.

L’arte di osservare, questo il titolo scelto per l'esposizione, ci fa viaggiare da Parigi a New York e poi tornare in Italia, a Milano, Roma e Palermo grazie allo sguardo di uno tra i più importantanti fotografi del Novecento.



Curata da Biba Giacchetti, prodotta e organizzata da Civita Mostre e Musei in collaborazione con il Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, Orion 57 e LGS SportLab, la mostra nasce dal desiderio di andare oltre la dimensione iconica che ha consacrato Erwitt alla fama internazionale per restituire, attraverso le sue fotografie, il ritratto più intimo e personale dell’autore: l’uomo dietro l’obiettivo, il padre, il marito, l’amico, il viaggiatore, l’osservatore instancabile della condizione umana.



Visitando la mostra anche gli occhi dei più piccoli si trovano in improvvisa familiarità con l'artista. Sembra di viaggiare con lui. Probabilmente la forza del linguaggio di Erwitt è nella enorme semplicità delle sue fotografie. Piene di emozioni ma essenziali nel loro contenuto. D'impatto immediato, grazie al loro bianco e nero, ma profondissime per la vivacità dei soggetti. Ironica ma anche complice che permette il riconoscimento di una comune imperfezione, della nostra vulnerabilità e, proprio per questo, della nostra umanità.

Dai cani, alle bici, ai luoghi della casa e della città. Da pezzi di storia, come il funerale del presidente John Fitzgerald Kennedy a momenti di vita familiare.

Il percorso riunisce circa un centinaio di fotografie che attraversano l’intera carriera di Erwitt, accostando alle immagini entrate nell’immaginario collettivo un importante nucleo di opere provenienti da frammenti di biografia, da esperienze private, da incontri e momenti apparentemente ordinari, per superare immediatamente i confini della vicenda individuale e diventare racconto universale.





Ed è tutto quello che sente un bambino. Sente la possibilità di entrare nell'intimità di questo grande artista e sentirla, e vederla. E questo piace. Piace tantissimo al bambino capire, conoscere e riconoscere quello che vede.

Questa esposizione sembra pensata per essere visitata con i più piccoli e per farli innamorare dell'arte della fotografia.

 

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