giovedì 24 settembre 2026

Le Barbie conquistano Bologna, in Galleria Cavour

Un tuffo nei miei 10 anni. Quando una mostra ha il potere di regalarti emozioni ha vinto. Ed è quello che riesce a fare l'esposizione dedicata a Barbie e ospitata da Galleria Cavour, nel cuore più elegante di Bologna.

Ci sono mostre che mi piace gustarmi da sola, come questa dedicata alle bamboline dalle lunghe gambe con le quali sono cresciuta e che dominavano il regno dei miei giochi da piccola. Forse perchè ho due figli maschi che non apprezzerebbero a dovere, forse perchè voglio prendermi il tempo di guardare ogni abito tradizionale, ogni acconciatura, ogni particolare. 



Il progetto di Galleria Cavour, infatti, porta in città una selezione di oltre 200 Barbie provenienti dalla collezione privata di Paola Felli, frutto di trent’anni di appassionata ricerca e comprendente pezzi unici, edizioni speciali, tirature limitate e creazioni OOAK (One Of A Kind, ovvero interpretazioni couture realizzate dagli stilisti e dai designer più famosi al mondo). L’iniziativa si inserisce nel progetto culturale promosso da Gioia Martini e volto a rafforzare il ruolo di Galleria come luogo d’incontro tra moda, arte e cultura contemporanea, nel quale il lusso non è soltanto espressione estetica ma anche occasione di conoscenza, esperienza e arricchimento personale.






Presentata per la prima volta il 9 marzo 1959 alla New York Toy Fair, Barbie è stata una bambola che ha cambiato per sempre il mondo dei giocattoli e successivamente il volto della femminilità, diventando progressivamente icona pop, oggetto di culto e poi simbolo capace di raccontare e interpretare decenni di emancipazione femminile. Sulla sua immagine, così diversa dalle bambole tradizionali, si sono costruiti mondi che hanno spaziato tra arte, moda, cinema e design. La mostra nasce proprio con l’obiettivo di raccontare Barbie oltre la sua dimensione originaria di Fashion Doll, osservandone la progressiva trasformazione in icona culturale, e concentra lo sguardo proprio sulla sua capacità di trasformazione.

Il percorso espositivo è caratterizzato da una forte identità visiva e da una dimensione immersiva nella quale il Pink, colore universalmente associato all’immaginario di Barbie, diventa elemento architettonico e narrativo. Tra le varie sezioni spicca Barbie Couture, lo spazio dedicato al rapporto privilegiato tra Barbie e l’alta moda. Abiti couture, interpretazioni ispirate alle grandi maison e sperimentazioni sartoriali raccontano il legame profondo con il fashion system. 
Bellissima anche la stella dedicata a Barbie proprio come una star e diva del cinema. Barbie è a tutti gli effetti una eroina per noi ragazze degli anni '90 cresciute con sogno di essere eleganti e fighe proprio come lei.

domenica 13 settembre 2026

Da Monet a Van Gogh a Kandinsky: un viaggio nel paesaggio nell'arte di ieri con due bambini di oggi. Palazzo dei Diamanti

Quanto conta l'educazione al bello per una generazione in cui il bello si calcola in numero di like? Quanti giovani di oggi riescono ancora a fermarsi davanti ad un'opera d'arte senza un cellulare tra loro e la bellezza, per vederla davvero con gli occhi e non attraverso uno schermo? Quanto viene riconosciuta la perfezione dell'arte in un quadro fatto da un uomo, da un artista, da una persona con gusti, sguardi e una storia e non da una intelligenza artificiale che rispetta le nostre preferenze per farci contenti? 
Con queste e altre mille domande ho portato i miei figli di 12 e 9 anni a visitare una delle mostre più attese degli ultimi anni: Da Monet a Van Gogh a Kandinsky.

Ospitata a Palazzo dei Diamanti dal 19 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 la mostra porta i capolavori dal Museum Boijmans Van Beuningen e da altre importanti collezioni. Monet, Van Gogh, Kandinsky, Mondrian: nomi che segnano le tappe di una svolta epocale. In meno di ottant’anni, tra Otto e Novecento, la pittura europea passa dall’osservazione diretta della natura alla dissoluzione del reale. 



Portare due ragazzini di oggi a visitare una esposizione di questo livello è una vera sfida educativa, e farlo con due bambini che non tengono in mano un telefonino ma si limitano ad osservare e domandare lo è ancora di più. In queste stanze, infatti, ci sono solo loro, con gli occhi curiosi ma anche abituati ai grandi stimoli di questo secolo, e opere d'arte che hanno segnato la storia dell'arte tra XIX e XX secolo, a partire dalla nascita della sensibilità della Scuola di Barbizon fondata su un’osservazione diretta del paesaggio.

È proprio il racconto del paesaggio, naturale e urbano, il centro di tutta la mostra. Oggi fotografato, vissuto e modificato dall'intelligenza artificiale, in queste opere torna protagonista il rapporto tra l’artista e il mondo visibile, aprendo la strada a nuove modalità di percezione e rappresentazione della realtà. 

Nella stanza che riproduce i quadri in un video animato i bambini si sentono protagonisti dell'opera. Come un quadro che prende vita e ingloba la realtà. Il paesaggio diventa reale e noi viviamo in esso. Il bambino ama questa sensazione.
L'esposizione mette il giovane visitatore difronte all'evoluzione della rappresentazione della natura e del paesaggio. Evoluzione che possiamo dire essere ancora in atto. 
Ogni pittore presente a Palazzo dei Diamanti espone la propria sperimentazione nella propria visione del mondo esterno: urbano e naturale. 



Gustave Courbet, Claude Monet, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Auguste Renoir, Alfred Sisley, Edgar Degas, Paul Gauguin, Vincent van Gogh, Jacoba van Heemskerck, Paul Signac, Odilon Redon, Pablo Picasso, Pierre Bonnard, Édouard Vuillard, Vasilij Kandinsky e Piet Mondrian. Accanto a loro, i maestri italiani: Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giovanni Boldini, Umberto Boccioni e Mario Sironi costruiscono un itinerario espositivo fatto di 120 lavori tra dipinti, disegni e incisioni, per la gran parte provenienti dalle collezioni del museo olandese, affiancate da una selezione appartenente a importanti raccolte pubbliche e private italiane. L’esposizione è organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara ed è curata da Sandra Kisters e Vasilij Gusella.

Il ragazzo guarda i paesaggi e cerca i più vicini alla realtà, come se ricercasse in essi una fotografia. Eppure in ogni opera c'è una parte di emotività e personalità, proprio come quando oggi si sceglie quale foto del panorama pubblicare in base al gusto personale o a quella che ci sembra possa conquistare più like.
Alcuni dipinti vogliono trasmettere pace, altri freddo, altri ancora "casa". 


Il modo in cui un ragazzo di oggi osserva le opere d'arte del passato è sempre emozionante e sorprendente. Sapendo che oggi potrebbe avere di più: la perfezione del mondo virtuale, resta comunque sorpreso da quanto può trasmettere una pennellata, una sfumatura di colore, un senso della prospettiva. Ed è forse in questo la magia della grande arte.



sabato 12 settembre 2026

La Strada del jazz: le stelle che piacciono ai bambini

 Nella mia città c'é una strada piena di stelle, è la Strada del jazz.

Ogni volta che, passeggiando in centro, ci passo con i miei figli ci fermiamo su una stella, attacchiamo Spotify e sentiamo qualche pezzo di quel jazzista a cui è dedicata. C'è una stella per Marco Di Marco, una per Duke Ellington, una per Lucio Dalla e molte altre. Ventiquattro in tutto. Sono tutti musicisti che sono passati, hanno suonato o vissuto a Bologna.

Molte di queste stelle noi le abbiamo viste nascere, inaugurare, raccontare e poi svelare. Ed è ancora più bello quando poi ci ripassassi sopra e sai quando è stata messa lì.

Succede ogni anno, a settembre. E oggi, come da tradizione, noi eravamo ancora lì per inaugurare la stella dedicata a Stan Getz, sassofonista statunitense nato da genitori ebrei di origine ucraina che ha raggiunto il maggior successo nel periodo del cool jazz. 

Stan Getz, infatti, ha suonato a Bologna il 15 e 16 ottobre 1971, esibendosi al Palasport durante la XII edizione del Festival Internazionale del Jazz organizzato da Alberto Alberti.

Ad inaugurare la sua stella quest'anno, insieme al Sindaco di Bologna Matteo Lepore, e agli organizzatori dell'evento, c'erano Francesco Baccini, Francesco Cavestri e Roberto Giacobbo.

Dopo aver ascoltato l'esibizione della Street Dixieland Jazz Band i miei figli hanno voluto seguire il corteo per vedere il momento in cui la stella è stata scoperta in via Orefici.

Da grande amante del jazz amo portare i miei figli in concerti ed eventi che danno valore ad un tipo di musica libera, divertente, mai scontata e mai noiosa, molto spesso profonda ma che insegna anche, dalla sua inprovvisazione, quanto conta saper ascoltare chi suona insieme a te per riuscire a creare, insieme, una bella melodia e un gran swing.




domenica 6 settembre 2026

Modena Nerd, dove settembre inizia alla grande!

È arrivato settembre, le scuole stanno per riaprire, torna lo stress del tram tram quotidiano. Ma c'è ancora una possibilità che i tuoi figli, tra compiti delle vacanze da finire all'ultimo minuto ed esami riparatori, possano essere pieni di energia e con un sorriso a 32 denti: portarli al Modena Nerd.

Ci siamo! Sabato 5 e domenica 6 settembre la Fiera di Modena diventa luogo di raduno, incontro, confronto e sfida per tutti i Nerd d'Italia.
Se anche i tuoi figli sono nella loro fase Manga come i miei, se quando gli dai in mano un libro scolastico iniziano a leggerlo dall'ultima pagina, se i loro beniamini hanno nomi in giapponese che non ti ricorderai mai, se ti insultano ogni volta che gli parli di cartoni animati ripetendoti che si chiamano Anime e se la loro camera sembra una piccola Tokio, allora è proprio il posto che fa per loro.
Due giorni all'insegna della Cultura Pop, centinaia di eventi a tema, incredibili ospiti, alcuni del quali sono stati dei miti anche per noi anni 90 con le sigle che ci hanno accompagnato da piccoli, e migliaia di metri quadri di stand e attrazioni dove acquistare gadgets, vedere fumettisti all'opera o tatuarsi in diretta un personaggio del tuo videogioco preferito. 



Tutto questo e molto altro ancora è il Modena Nerd. Non si tratta di una semplice fiera, questo evento è un raduno, una celebrazione, una festa. E te ne accorgi da tutti i ragazzi, più o meno giovani che, nonostante i 40 gradi fuori arrivano in fiera travestiti come i loro personaggi fantastici preferiti. Puoi incontrare Luffy, il Re dei pirati di One Piece, tantissime coppie dei fratelli Mario o personaggi di Star Wars con tanto di armatura. Impossibile impedire ai tuoi figli di scattare selfie ricordo con loro o di provare vecchie e nuove console distribuite ovunque.




Al Modena Nerd ognuno trova qualcosa per cui perdere la testa: i più piccoli restano a bocca aperta difronte alle magnifiche riproduzioni Lego di luoghi reali o di fantasia, i ragazzi si immergono nel loro mondo di Manga e Anime e noi genitori facciamo un salto nel passato grazie alle postazioni con i vecchi videogame che trovavamo nelle salegiochi al mare da giovani...
Insomma, andare al Nerd non è solo un appuntamento, è una terapia per accettare la fine dell'estate e l'arrivo della nuova stagione autunnale. 
Quindi, buon Nerd a tutti !

sabato 29 agosto 2026

Un viaggio tra pesci volanti e scheletri maestosi. Visita al Museo di Zoologia

 Guardare un Pesce Luna che fluttua nel cielo, camminare fianco a fianco con orsi e tigri e  mettere la testa nella bocca gigante dello scheletro di un Capodoglio. 

No. Non è fantasia. È la Collezione di Zoologia dell'Università di Bologna, uno dei musei più importanti d’Italia. Istituito nel 1860, conserva materiali provenienti da collezioni del XIX-XX secolo, trofei di caccia africani e due grandi diorami di ambienti italiani: il Parco Nazionale d’Abruzzo e il Parco Nazionale del Gran Paradiso, oltre a esemplari affascinanti.



Il nucleo originario della raccolta è costituito dalla collezione cinquecentesca del naturalista Ulisse Aldrovandi e dai reperti provenienti dalle collezioni Cospi e Marsili, riuniti nel corso del XVIII secolo all’interno dell’Istituto delle Scienze.

In anni recenti sono state fortemente incrementate e riordinate le raccolte etnologica e malacologica, fruibili da parte degli studiosi, mentre sono esposte le collezioni ornitologiche, i trofei africani, i diorami, le raccolte sistematiche dei più importanti gruppi animali e la collezione Altobello comprendente anfibi, rettili e mammiferi.

Ad accogliere i miei figli c'è subito il grande esemplare di Pesce Luna (Mola mola), trovato sulla costa della Romagna nella prima metà degli anni ’40 che vola sulle loro piccole testoline sorprese, nel grande atrio del Museo.



Proseguendo la visita, i miei due ragazzi si perdono tra scheletri maestosi e animali impagliati che mai avrebbero potuto immaginare di poter osservare da tanto vicino. Tra le grinfie di spietati felini e l'apertura alare maestosa di plendidi uccelli hanno fatto mille domande e si sono lasciati incuriosire da ogni particolare. 

Essendo una mamma completamente contro la caccia e la violenza sugli animali mi sono chiesta a lungo se questo luogo fosse adatto al tipo di educazione che tengo a dare ai miei figli. Alla fine ho scelto di portarli perchè nelle sale della Collezione non c'è nulla che parli o appoggi la caccia e i bambini riescono ad imparare e a comprendere di più sul vasto regno animale, ritrovandosi a cospetto di enormi esemplari che mai potranno osservare e a scoprire la grandiosità anche anatomica di alcune specie. 

Il Museo di Zoologia fa parte del Sistema Museale d'Ateneo Alma Mater Studiorum Università di Bologna - SMA.

domenica 23 agosto 2026

Lo scarabocchio, impulso di creatività. Giuseppe Chiari al MAMBO

 Si chiama produzione di esperienza ed è l'idea artistica di Giuseppe Chiari che, come pochi, riesce a far sposare Arte e Musica nelle sue opere. 

In occasione del centenario della sua nascita (Firenze, 26 settembre 1926 - Firenze, 9 maggio 2007),  dal 29 maggio al 27 settembre 2026, il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna presenta Giuseppe Chiari 1926 - 2026. Partitura per un museo, una mostra curata da Lorenzo Balbi e Mario Chiari e voluta con l’intento di restituire una lettura critica complessiva della produzione di Chiari, riconosciuta come una delle più rilevanti nel panorama dell’arte italiana della seconda metà del Novecento.



Mi interessava portare i miei figli a visitare questa esposizione per la creatività con la quale l'artista riesce a mettere in arte la musica. 

Chiari è, infatti, un matematico ma anche un musicista jazz. Le sue opere d'arte sono l'espressione di questo amore per la musica: infatti strumenti musicali e spartiti sono i protagonisti dei suoi collage e assemblaggi. Giuseppe Chiari cerca di riprodurre nell'arte figurativa il gesto spontaneo di un musicista che suona uno strumento attraverso lo scarabocchio, dato d'impulso dalla creatività. Un po' come un bambino che inizia ad esprimersi con il disegno mettendo in forma figurativa i suoi primi impulsi emotivi e produce lo scarabocchio.



I miei figli hanno visitato la mostra con curiosità e interesse scoprendo, forse per una delle prime volte, un vero incontro creativo tra due grandi espressioni artistiche. Hanno sgranato gli occhi difronte ai pianoforti dipinti e usati come tele creative di collage, si sono espressi facendo "suonare la stanza", utilizzando un bastone hanno cercato e provato tutti i suoni che ci possono essere tra quattro mura, hanno curiosamente osservato i video dove Chiari sperimenta tecniche di suono.

Consiglio tantissimo questa mostra a genitori con bambini creativi e curiosi come i miei.




venerdì 14 agosto 2026

Eclissi: il "wow" che i nostri figli meritano

Quando sento dire che i bambini di oggi non riescono più a sorprendersi, a restare a bocca aperta, a dire "wow" perchè hanno già tutto penso che sia una frase di convenienza di quei genitori pigri che non hanno tempo e voglia di lasciare ancora i propri figli senza parole. 
Non sto parlando di un regalo costoso, dell'ultima edizione del videogioco o di attività magari pericolose e non adatte ai più piccoli. Parlo di trovare lo stupore nelle cose che ci circondano, nella bellezza di un panorama, nella sorpresa che può regalarci un'opera d'arte o nel meraviglioso spettacolo che, ogni mattina e ogni sera avviene in cielo col sole che arriva e va via. Ed è proprio il cielo, questa estate, ad averci regalato una ghiotta occasione per stupire i nostri bambini e lasciar loro un ricordo indelebile.

Sto parlando dell'eclissi solare che, il 12 agosto, ha finalmente portato gli occhi di molti dallo schermo di un telefono all'immesità sopra di noi.
Ma quanti sono i genitori che hanno trascinato i propri figli in questa esperienza? Ho provato a capirlo, vivendola con i miei due ragazzi di 12 e 9 anni.



Per far assistere i miei figli all'eclissi io ho deciso di portarli sul terrazzo, o lastrico solare che dir si voglia, che si trova sopra il palazzo dove abitiamo, nella prima periferia di Bologna. Noi ci siamo saliti con uno scolapasta, per vedere come il riflesso dei buchetti sul muro cambiasse nel corso del processo. Avevamo cercato gli occhialini adatti nei giorni precedenti tra ottici e farmacie, ma senza successo, e questo non ci ha bloccati.
Nel salire, alle 19 e 30 di un mercoledì di metà agosto, ero certa di non trovare il pienone, ma non mi aspettavo di non trovare assolutamente nessuno, nonostante il condominio fosse ancora semi pieno di gente già rientrata dalle ferie, come noi, o in procinto di partire per ferragosto. 
E invece sul quel terrazzo c'eravamo solo noi, tre persone, un adulto e due ragazzini, carichi come una molla per quella esperienza. 
Io negli occhi avevo ancora il ricordo dell'eclissi solare del'99, vista a casa di mio nonno, in Puglia, con mio fratello e mia madre. Ho raccontato loro quello che sarebbe successo, con parole semplici ho provato ad alleggerire la lieve paura che avevano di un fenomeno che facevano fatica a capire.



Inizialmente il cambiamento è stato talmente lieve da lasciarli quasi delusi, ma quando alle 20 il cielo è davvero cambiato e, l'unico vicino salito in terrazza ci ha offerto delle lastre per poter vedere il cambiamento del sole in modo chiaro ed evidente, tutto è diventato magico. Ho sentito quei "wow" tanto speciali, ho ascoltato le loro domande e provato a rispondere e li ho visti godersi ogni istante di quel fenomeno raro. Il riflesso dell'eclissi quasi totale spiccava sui vetri dei lastrici solari e rendeva la visuale perfetta, da quell'altezza. Finchè il cielo non si è scurito del tutto. 
È stato bellissimo, sorprendente e indimenticabile. Ma è stato anche semplice e naturale per me portarli lì per assistere a questo regalo della natura. 



Nei giorni successivi ho chiesto in giro alle mamme che incontravo se avessero fatto assistere i propri figli a quel momento e le risposte mi hanno svuotata. Ho sentito dire che al bambino non interessava, che se lo erano scordate o che non l'hanno fatto perchè avevano paura non avendo gli occhiali adatti.

Credo che in queste frasi sia descritta la genitorialità di oggi: pigra, senza entusiasmo e molto egoista. 
Crescere i figli significa accompagnarli nella prima fase del viaggio della loro vita con entusiasmo, curiosità, grinta e passione. Provateci. Perchè i nostri bambini meritano le stelle negli occhi, le farfalle nello stomaco e tantissimi "Wow!".

domenica 19 luglio 2026

The Last Tour: la mostra per conoscere i Queen

 Quando vuoi far conoscere qualcosa o qualcuno a dei bambini glieli racconti nel loro momento più alto: mostri loro il meglio di quello che sono stati, le opere migliori, le foto più belle, i momenti più importanti.

È per questa ragione che, per presentare i Queen ai miei figli, li ho portati a visitare la mostra Queen The Last Tour ospitata presso il Museo della Musica di Bologna fino all'11 ottobre 2026. 

L'impatto fin dall'ingresso è immediato grazie alle foto di Torleif Svensson che raccontano per la prima volta in Italia, a 40 anni di distanza, il leggendario Magic Tour del 1986, l'ultima tournée dei Queen con la storica formazione composta da Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon.

Curata da Pascal Casadei van Raamsdonk e realizzata in collaborazione con A Piece of His Own, l'esposizione è adatta a tutti. A chi li ha sempre amati, a chi ancora non li conosce e a chi non li ama particolarmente ma riconosce il loro impatto sulla storia della musica mondiale.

Per chi ha fatto già entrare in Queen nella propria vita, rendendoli colonna sonora di alcuni momenti importanti, la pelle d'oca è d'obbligo. Gli occhi di Freddie Mercury sembrano annunciare il suo destino e gli strumenti sembrano suonare davvero. 

I bambini osservano invece gli abiti, la maestosità dell'evento e la forza, l'energia e l'atmosfera che unisce la band con il pubblico. Tra le cose che più restano ci sono le canotte e i polsini indossati da Freddy, la pelle della grancassa dei Queen autografata, le bacchette usate da Roger Taylor, la replica della chitarra del modello Red Special la partitura di Bohemien Rhapsody e il Disco d'oro di We Are The Champions.

Le 37 fotografie esposte, custodite per decenni nell'archivio personale dell'autore e riscoperte solo in seguito, raccontano l'ultimo grande viaggio dei Queen con Freddie Mercury: dal trionfo del Live Aid del 1985 fino allo storico concerto finale di Knebworth Park, davanti a oltre 120.000 spettatori.

Davvero una bella occasione per portare i più piccoli nel magico mondo dei Queen.

giovedì 9 luglio 2026

Click de France. Un viaggio in foto

Viaggiare visitando una mostra, sognare sgranando gli occhi sull'arte della fotografia. Un gioco divertente e facile per due bambini abituati a scattare immagini nei loro viaggi e durante le loro gite. 
E per farlo oggi li ho portati all' Alliance Française di Bologna per visitare la seconda edizione di Click de France, una esposizione collettiva che raccoglie 45 foto di "Lieux insolites" sparsi per tutta la Francia. 


Zone cittadine, tramonti, riflessi, particolari, graffiti o cartelli stradali visti ognuno da occhi diversi che, messi insieme raccontano una storia comune: quella della bellezza del viaggio e della scoperta. 

I miei bambini si sono soffermati sul significato di alcuni scorci, hanno cercato di riconoscere zone di città francesi già visitate e si sono incuriositi nel vedere riproduzioni di E.T e Alien. 

Alliance Française accoglie ancora una volta con una mostra che regala la voglia di viaggiare e scoprire la varietà artistica e stilistica della Francia. 

mercoledì 1 luglio 2026

Jimmy Villotti, mettiamo un po' di jazz nelle vite dei nostri figli

Quando una mamma musicologa si trova a dover crescere due figli quasi adolescenti che vivono nella generazione della musica Trap e di generi usa e getta...si sente quasi in dovere, ogni tanto, quasi di sfuggita, di mettere da qualche parte, così casualmente, un po'di jazz. 
Ed è ancora meglio quando la musica di qualità riesce ad essere contestualizzata nei loro spazi e nella loro città. 
Nasce così la nostra visita alla mostra fotografica dedicata al grande chitarrista jazz bolognese Jimmy Villotti.
Ci capita spesso di passeggiare sulla stella dedicata a Villotti che si trova in via Orefici insieme a molte altre, e questo ha sicuramente acceso la curiosità dei miei figli.



Le fotografie presenti nella Sala della Musica della Salaborsa Bologna raccontano un diario condiviso tra Jimmy Villotti, Piero Casadei e gli amici della Trattoria da Vito. Molti scatti provengono dal libro Ex Vito, curato da Casadei e Predieri, altri immortalano Jimmy nel 1978 sul palco della discoteca Piro Piro, durante Opera Rock.

Il bianco e nero delle foto non toglie ma, anzi, regala tantissime emozioni, trasmettendo energia, ironia e intensità, le immagini evocano suoni, risate e il tocco raffinato della sua chitarra. Trasmettono la magia della sua personalità e la connessione con chi lo ha amato.

Oltre alle foto la mostra regala pezzi tratti dall’album Jimmy Villotti (2024) e dalle suggestioni del suo ultimo libro Farfalle. Pensieri e aforismi (2025).


Sulla cartolina che accoglie alla mostra spicca una citazione bellissima di questo jazzista bolognese amatissimo da tutti e arrivato forse alla fama dei più come chitarrista di Gianni Morandi negli anni d'oro. "Non dico niente". Una citazione che fa capire quanto la musica abbia sempre parlato per lui. 
Oltre a Morandi, tra il 1981 e 1984, Villotti vanta altre grandi collaborazioni con artisti quali Lucio Dalla (1977), Francesco Guccini (1979), Claudio Lolli, Sergio Endrigo, Ornella Vanoni, Luca Carboni, Stadio (1982 - suo è l'intro di chitarra classica nel celebre brano Grande figlio di puttana) e Paolo Conte (1981 - 1991) il quale gli dedicò una nota canzone:

«Jimmy, non credi che possiamo
offrirci un pranzo da pascià,
a questo punto della nostra vita,
vento d'autunno...
quindi entriamo qua...»
(Jimmy, ballando, Paolo Conte)